Porto i miei a votare

di Concita De Gregorio | tutti gli articoli dell'autore
Porto i miei genitori a votare”, mi ha detto un compagno di classe di mio figlio neo diciottenne, “e ho convinto anche mia nonna”. Era emozionato, naturalmente, perché domenica voterà per la prima volta. Mi sono emozionata anche io: per la sua emozione, per il suo ridente debutto da artefice del destino collettivo, e per quelle poche parole. Porto i miei genitori e mia nonna a votare. Se ci pensate un momento è questa una delle chiavi della rivoluzione gentile di cui il voto amministrativo ci parla: la più importante, direi. I giovani uomini e le giovani donne - moltissime, le donne - che portano con sé i padri e le madri, che trascinano i nonni nella loro voglia di cambiare e si fanno contagiare dai loro ricordi, che cambiano il linguaggio della politica senza smettere di fare politica, che fanno campagna per il voto con allegria e ironia, sul web, che parlano a milioni di persone con uno scatto fatto con telefonino sotto casa senza bisogno di avere un posto nei salotti tv. Guardate l’immagine che abbiamo scelto oggi per la copertina, sono giorni che portiamo in copertina foto pescate dalla Rete per mostrarvi quel che sta succedendo: è una foto scattata sul lungomare di Messina, un messaggio scritto con lo spray e attaccato davanti alle finestre del ragazzo Francesco. Dice “Ciccio, se non voti ti lascio”. Ha fatto il giro del Paese, on line, con il titolo “Amore vero”.
Detto questo, che è molto e molto bello, resta il fatto che raggiungere il quorum sarà difficilissimo. Nonostante la mobilitazione dei cattolici, la copertina di Famiglia Cristiana, le parole del Papa sulla necessità di “adottare tecnologie non pericolose”: non possiamo dire ‘Habemus quorum’, no. Non ancora. E non possiamo neppure delegare solo al voto cattolico, che pure è fondamentale, il destino della vita comune. Perché il referendum raggiunga il quorum serviranno i voti della destra e della sinistra, quelli del centro, quelli dei credenti e dei non credenti, di chi alle politiche non va a votare ma che per decidere di acqua pubblica e di nucleare magari sì, per dire che la giustizia deve essere uguale per tutti magari ci va.
Se guardiamo i numeri, le cifre assolute, vediamo che servirebbero per ottenere il quorum i due terzi dei cittadini che hanno votato al ballottaggio nelle grandi citta: i due terzi, e a volte di più, della somma complessiva dei voti dei due schieramenti. Questo perché il meccanismo del quorum deve essere rivisto, certamente, è un meccanismo che dovrà essere presto o tardi modificato poichè in Italia il 20 per cento degli elettori non vota e dunque basta che non ci vada un altro 30 per cento per far fallire il referendum. Il quale è una forma di democrazia diretta alla quale anche io, come molti, preferisco la democrazia rappresentativa. Preferirei che ci fossero persone elette da noi per fare leggi e per governare lo facessero assumendosi la responsabilità delle scelte tenendo a mente il bene comune. Ma proprio questo il punto: io non mi fido, oggi di mettere il nucleare, l’acqua e la giustizia nelle mani di chi governa il paese. Non mi fido di chi dovrebbe decidere e controllare, penso che i fatti e la ragione abbiano ampiamente dimostrato in questi anni come costoro antepongano i loro interessi e quelli delle loro cricche all’interesse collettivo, il bene economico di pochi alla salute ai diritti di molti. Perciò, in un momento eccezionalmente delicato, in un momento di passaggio come questo, bisogna fare da supplenti, credo. Farlo noi cittadini, tutti insieme, e se i nostri figli saranno i primi ai seggi sarà il segno che il futuro ci aspetta.
9 giugno 2011