Miserie e nobiltà

di Concita De Gregorio | tutti gli articoli dell'autore
Certo bisogna avere cuore, fegato e ostinazione fiduciosa e cieca per continuare ad occuparci – e per scongiurare gli italiani di non disinteressarsi – della tragedia dilettantesca della politica estera italiana. Della Libia dell'amico dittatore che ora ci dichiara guerra (tutti a sperare che scherzi, abituati alla nostra dose di barzellette quotidiane. Ma solo noi facciamo cabaret anziché governare, attenzione) e della Francia che lo fa senza dichiararlo, come certifichiamo con il servizio di pagina 16 dove si racconta come a Ventimiglia a un immigrato basti avere lo scontrino di un bar italiano per essere rimandato indietro dai gendarmi francesi, frontiere chiuse, un volo Parigi-Roma è in procinto di decollare con 200 tunisini muniti di permesso temporaneo: rispediti al mittente, cioè a Maroni. Navigazione a vista, improvvisazione pura con conseguenze nefaste sulla già provatissima vita politica nostrana e sugli imperscrutabili equilibri della maggioranza di governo: ora è la Lega, offesa per non essere stata coinvolta nel bombardamento intelligente (offesa per le bombe, non per la loro intelligenza come sarebbe stato anche possibile) a presentare una mozione in sei punti che limita e impegna il governo. Il pacifismo della lega è razzista e interessato, si parla di convenienze di soldi di limitazione agli ingressi.

Al di la dei non nobili motivi, tuttavia, è pur sempre un no alle bombe. “No” che trova il parlamento orfano di una sinistra che avrebbe tenuto alto quel vessillo con altri argomenti, Sel è fuori dunque resta Di Pietro. Ragion per cui i leghisti non vedono niente di strano nell'offrire al Pd e alle altre forze di opposizione di confluire sulla mozione lumbard. Il no grazie del Pd è netto, per quanto non molte settimane fa si sia cercato proprio con la Lega un terreno di convergenza su federalismo e politiche di governo, e molte restano le incognite sull'esito del voto di martedì prossimo. Si avvicina intanto la scadenza del voto amministrativo, decisivo quello di Milano in cui Silvio B. fa da capolista e che Bossi aspetta al varco. Noi tutti speriamo che la totalità delle forze di opposizione abbiano chiara la partita e si accingano a dar vita nel prossimo week end ad una mobilitazione straordinaria.

Bisogna esercitarsi nella cura del dettaglio, della piccola ferita purulenta - le nostre miserie - mentre il resto del mondo si distrae, nel medesimo fine settimana, con eventi fiabeschi e lietamente medievali, alcuni miliardi di persone si appassionano a due giovani innamorati nella carrozza di Cenerentola e ai cappelli di Gertrude e Genoveffa, altri miliardi – per una quota gli stessi - a una triplice bara (legno, piombo, legno) solennemente riesumata dal sottosuolo di San Pietro. Ci sarà una ragione per cui l'eleganza, la ritualità, la solennità, la liturgia hanno ascolti e fascino globali che nessun harem pecoreccio, nessuno show mediatico del Piazzista può minimamente scalfire. Oscurato da principi e papi, Silvio B. ha concesso un'intervista al fido giornalista Preziosi in cui dice che Giovanni Paolo II, “convenne con me che il comunismo non fosse ancora finito e fosse un'ideologia criminale”. L'abitudine di citare testimoni morti si estende ora ai Santi. Noblesse oblige.
Forza. Andiamo a celebrare il Primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori. Teniamoci stretto quello che nessuno può portarci via. E' “fondata sul lavoro”, la Repubblica. La sovranità appartiene al popolo. Buona giornata a tutti.
30 aprile 2011