La storia e il cortile

di Concita De Gregorio | tutti gli articoli dell'autore
Ecco le immagini dei morti della Thyssen, che hanno appena avuto giustizia: non fu una fatalità ma omicidio volontario. Ed ecco i fotogrammi del volto tumefatto di Vittorio Arrigoni negli ultimi istanti di vita. Con tutto questo davanti agli occhi è davvero difficile, oggi, sopportare la distanza tra chi ha perso la sua vita nel lavoro o per la causa in cui credeva, tra chi “agisce” la politica e chi la manovra, invece, piegando tutto al proprio personale interesse.
La distanza tra il mondo attorno, il suo dolore, i suoi sogni e la sua fatica e il piccolo asfittico cortile di casa dove animali addomesticati ingrassati da farine artificiali girano senza sosta nella ruota del criceto. Risulta di lampante evidenza, in un giorno come questo, la manifesta assenza di visione, di prospettiva, di talento e di capacità di chi guida l’Italia in un’opportunistica navigazione a vista, concedendo manciate di mangime a chi strilla più forte, sempre dando le spalle alla storia, al mare, al mondo, sordo ad ogni voce che non sia la propria o quella dei propri scherani, la voce della stanza accanto. Sordo – nonostante quello che ieri è stato sancito per la prima volta in una sentenza - anche alla sicurezza dei suoi lavoratori nelle fabbriche e nei cantieri.
Inadeguatezza, è la parola.

La drammatica inadeguatezza di uomini modesti di fronte non solo di fronte a compiti immani ma anche ordinari, e insieme l'inconsapevolezza dell’essere inadeguati. La tracotanza che sempre si sposa alle mediocri qualità. L'incapacità di misurare se stessi nel tempo che ci è dato, la coscienza di sé e il peso delle proprie responsabilità. Di questo, come sempre cogliendo lo spirito del tempo, parla il film di Nanni Moretti di cui fuori sincrono discettano esperti di Chiesa. Non parla del Papa, ma del Potere come è diventato e dell'impossibilità di incarnarlo da parte di chi, con ragione e sentimento, sente il peso cupo della Storia. Del destino di tutti al cospetto del destino di ciascuno: della distanza tra la propria storia individuale e la vorticosa marcia della Storia collettiva.

Se proprio dobbiamo tornare a noi, al cortile, conviene farlo prendendo in mano un dettaglio di queste giornate e provando ad osservarlo come fosse la prima volta. Un ingrediente solo, della zuppa quotidiana di frattaglie, per ritrovarne il gusto e l'eventuale disgusto. Un frammento: 15 persone indagate a Milano per falso in atto pubblico, consiglieri comunali provinciali e anche un sindaco, tutti Pdl. Hanno falsificato 800 firme nel listino Formigoni, quello dove il presidente della Regione è stato costretto dal premier all'ultimo minuto ad inserire i nomi della sua igienista dentale, Nicole Minetti, e del suo fisioterapista Puricelli. Uso l'indicativo perché le prove sono granitiche: il magistrato non ha disposto perizie calligrafiche, ha chiamato i firmatari a testimoniare. È sua questa firma? No. Grazie, avanti un altro. Più di mille persone interrogate, ottocento firme false accertate. Uno dei consiglieri di centrodestra ne ha falsificate più di cento. Diranno certamente che è stata una sua iniziativa: eccesso di zelo.

Bisogna però mettersi nei panni di chi, per cento volte, inventa cento nomi. Un uomo pubblico per giunta: voi lo fareste, se non ve lo avessero chiesto? Vi esporreste ad un simile rischio, commettereste un così plateale reato se non ci fosse un committente di peso a chiederlo? L’animo umano è imperscrutabile, certo. Il sospetto resta legittimo. E dunque? Saranno annullate le elezioni? I colpevoli e i beneficiari pagheranno per la truffa? Con calma, tranquilli. Intanto Milano è stata riempita di manifesti rossi che dicono «via le Br dalle Procure». Così. Tanto per confondere un po’ le idee, infamia gratuita, consueto disprezzo della storia e della memoria di chi in procura e, lo vedete, anche altrove per mano dei terroristi è morto e muore davvero.
15 aprile 2011