Incuriosisce sapere
di Concita De Gregorio
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Mentre Silvio B. si accingeva ad elencargli i nomi dei futuri e sedicenti responsabili sottosegretari Giorgio Napolitano lo ha interrotto: non voglio sapere i nomi, gli ha detto, la scelta ricade sotto la sua responsabilità. «Piuttosto mi incuriosisce sapere come si configura oggi la sua maggioranza».
Incuriosisce tutti quanti. L’Italia intera - quella parte almeno che ancora segue con crescente affanno le convulsioni della politica di governo - vorrebbe capire alcune cosette elementari: se quella della Lega è l’ennesima manfrina, per esempio. Se lo stop and go affidato alle dichiarazioni dei vari esponenti del Carroccio risponde ad un disegno, a una regia, o sono solo, appunto, movimenti incontrollati di un organismo in agonia.
Se insomma bisogna dar credito a Bossi, o a Calderoli, o a Reguzzoni, o a Maroni o piuttosto agli editoriali censurati della Padania e alle voci della sua radio e se dunque sia vero o meno che la Lega è prossima alla rottura, come qualcuno di loro vorrebbe far intendere e qualcun altro si augura, o se invece siano solo manovre di visibilità pre-elettorale. A Napolitano Silvio B. ha assicurato che risolverà il problema con Bossi entro il 3 maggio, data del previsto voto parlamentare. Come? Con carta di credito, bonifico bancario o con la consueta cambiale? La cambiale del federalismo gira in tondo da anni, magari proverà a spacciare ancora per buona quella. Gli restano due giorni di tempo per far rientrare la fronda leghista: forse si riserva il prodigio per il 1 maggio, in concorrenza con la beatificazione papale, destino che gli è purtroppo precluso, e in coincidenza con la festa dei lavoratori. Si sa che non è una festa che ami: né la festa né i lavoratori.
(A proposito della polemica sul 1 maggio aperti o chiusi consiglio la lettura di “La festa è finita?”, in Cultura: il filosofo Natoli ci parla del tempo, del lavoro, della felicità).
La seconda cosetta che ci piacerebbe sapere è riferita a Tremonti, appena raggiunto da un siluro del Giornale che con tutta evidenza non vede l’ora di riservargli il trattamento Fini, o Boffo se volete. “Giulio perde la testa”, ha scritto ieri Sallusti, detto Olindo dal suo ex direttore Feltri. “Dietro allo strappo del Carroccio c’è la manina del ministro”. Sul nostro giornale quel che sta accadendo lo ha spiegato bene il Congiurato, uno di loro. Per mano di Tremonti alla responsabile Maria Grazia Siliquini è sfumata davanti agli occhi la seconda poltrona in quindici giorni, aspetto grottesco della faida.
La partita grande è quella che riguarda i soldi, le nomine, gli affari coi francesi, le banche, il potere politico. E’ una guerra all’ultimo sangue sotto lo spettro del governo tecnico, che il premier teme e il superministro aspetta. Naturalmente ieri - nel primo giorno di bombardamenti italiani - il presidente invasore (non solo di spazi tv, come rileva l’Agcom) ha per l’ennesima volta raccontato la frottola del non sapevo, non controllo i miei giornali, anche Panorama con Sakozy ha fatto di testa sua, che mascalzoni. Il problema non è più da tempo quel che Berlusconi dice. Il problema è che ci sia ancora qualcuno - non pagato per farlo - che ci crede.
Di passaggio e nel frattempo l’Europa, la Corte di Giustizia, ha bocciato il reato italiano di clandestinità. “In contrasto con la normativa Ue”. Maroni replica che quelli dell’Unione ce l’hanno con noi, con l’Italia. A parte il fatto che forse sono Maroni e la Lega ad avercela con l’Europa, l’argomento “quello ce l’ha con me” lo usano solo - oltre al Presidente del Consiglio - i bambini sotto i dieci anni. Siamo fuori norma, sì. Non solo rispetto all’Europa, non da ieri e non solo per questo.