A casa subito

All’assemblea di una scuola superiore occupata dove gli studenti mi hanno invitata ieri mattina a parlare della riforma si è alzato un ragazzo, a un certo punto, e ha detto: «Io sono di destra, ma sono stanco di essere associato a Berlusconi e ai suoi affari pubblici e privati. Sono di destra e vorrei esserlo senza dover difendere il socio di Putin e i suoi traffici di ragazzine. Sono pronto ad assumermi la mia responsabilità», ha concluso con l’enfasi dei suoi diciassette anni mentre un gruppetto attorno gli diceva bravo ed applaudiva. Al ritorno in redazione ho trovato sul tavolo la relazione di De Rita al rapporto Censis. Con il linguaggio che lo ha reso celebre De Rita racconta di un paese senza desiderio né legge: «pulsioni sregolate», «desiderio esangue», «dimensione sociale del peccato» e su su fino alla «personalizzazione del potere che ha distrutto l’autorità», la necessità di ripartire «dal singolo, dalla responsabilità individuale» per provare a ricostruire una casa comune crollata non solo metaforicamente, se non bastassero i simboli dello sfacelo basterebbe tenere il conto delle Domus di Pompei che crollano al ritmo di una al giorno, ieri un’altra, presto arriverà un miliardario dall’Est a dire nema problema, pago tutto io me la compro e metto a posto. Si potrebbe anche metterla all’asta su E bay come hanno fatto gli studenti di Alghero con la facoltà di Architettura: 5 euro, chi offre di più?

La responsabilità individuale. Il diritto di essere di destra (e di sinistra) senza essere costretti ogni giorno ad inseguire i colpi di sonno e di testa del sultano. Il ripristino della legge e - direbbe De Rita - del sanguigno desiderio di giustizia. Proviamo a cominciare noi, uno per uno. In un paese dove il presidente della Repubblica chiede rispetto delle sue prerogative e il coordinatore del Pdl Denis Verdini, invischiato nei più loschi affari recenti, risponde testualmente «ce ne freghiamo» proviamo noi a dire basta, che noi non ce ne freghiamo, invece: che vogliamo che questa gente se ne vada subito. Direte: e dopo? Certo che la prospettiva indicata da Casini - Gianni Letta premier - non è esattamente il tipo di cambio di passo di cui stiamo parlando. Gli scenari sono aperti, però. Il futuro è nelle mani di chi lo determina. C’è il voto, che resta sempre la via maestra. C’è soprattutto la valutazione del Capo dello Stato, che giudicherà cosa sia utile e opportuno nella cornice delle regole istituzionali. C’è il ruolo dell’opposizione, che ha qui una straordinaria occasione per battere un colpo, possibilmente forte, possibilmente unita. Un’occasione storica, via dai calcoli di piccolo cabotaggio, dalle convenienze personali e di partito. C’è l’interesse del paese: un paese esangue. Davvero allo stremo.

Intanto, allora: sfiduciamolo noi. Il primo passo è questo: vada a casa, scelga tra le molte che ha quella che preferisce. Facciamolo da destra e da sinistra, insieme a quel ragazzo. L’omologazione è una trappola, dice oggi in una bella intervista a Tullia Fabiani il comico con handicap David Anzalone, lo Zanza. Se proprio dobbiamo votare un capocomico, votiamo Zanza. In attesa del 14, facciamo sentire la nostra voce. Ci meritiamo un paese migliore.

3 dicembre 2010
 
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