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    <title>Invece</title>
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    <description>Il direttore</description>
    <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
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      <title>Concita De Gregorio</title>
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      <title>Espulsi dal regno</title>
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      <content:encoded>Il gioco dei paradossi si fa ogni giorno pi&amp;ugrave; avvincente, se fosse davvero un gioco - tipo Le jeu de la mort su France 2, dove si uccide il concorrente - saremmo vicini al punteggio pieno: complimenti, un bell'applauso. Dunque vediamo. Mentre i programmi di informazione politica allestiscono i loro palchi in piazza perch&amp;eacute; esclusi dalla Rai a causa del rigore interpretativo di Mauro Masi (uomo ligio alle regole, il direttore Rai che fa assumere il cognato Anthony da Capri dalla cricca Anemone, che a Berlusconi risponde &amp;laquo;stiamo aggiustando tutto, abbiamo mandato via pure Ruffini&amp;raquo;) mentre Masi insomma finisce di aggiustare le cose in Rai e cancella i talk show, intanto ammessi sulle tv private, la medesima Rai manda in onda nel programma di punta di Rai2 Aldo Busi che dall'Isola dei famosi parla di Berlusconi e del Papa, di Bersani e di chi crede. Sorpresa? Niente affatto, il casting dell'isola &amp;egrave; accuratissimo e Busi era l&amp;igrave; esattamente a fare la parte che doveva: &amp;laquo;Mi sono prestato a fare la pantomima di me stesso e dell'intellettuale&amp;raquo;. Perfetto. Cinque milioni di persone a digiuno da giorni di politica lo sentono dunque dire &amp;laquo;a cosa &amp;egrave; servito Berlusconi?&amp;raquo; o anche &amp;laquo;la sinistra clericale &amp;egrave; una brutta copia della destra&amp;raquo; e poi che il vero problema della societ&amp;agrave; sono gli omofobi &amp;laquo;politici o preti che siano&amp;raquo; con chiosa sul Papa e infine, a Simona Ventura, che &amp;laquo;la forma &amp;egrave; sostanza, la mia sostanza &amp;egrave; nella mia forma e se &amp;egrave; sbagliata per lei e per la maggior parte degli italiani io non la cambio: l'Italia &amp;egrave; indietreggiata di 15 anni anche per colpa vostra&amp;raquo;. Picco di ascolti. Con il processo pi&amp;ugrave; breve (e ipocrita) tra i tanti auspicato Masi radia Busi dal regno: via per sempre dai programmi Rai. Non una parola sulle dimissioni che l'opposizione gli chiede dopo aver letto di come si prodighi mentre gestisce la tv pubblica per compiacere il premier. &amp;Egrave; forse un reato, domanda del resto Berlusconi a Napoli, chiedere che l'indecente Santoro stia zitto?&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;Egrave; un reato? Lo diranno i giudici. Qui intanto possiamo esercitarci sul seguente quiz. Quale delle tre frasi pronunciate ieri da Berlusconi &amp;egrave; falsa? &amp;laquo;Io sono Paperone&amp;raquo;. &amp;laquo;Bertolaso &amp;egrave; un eroe&amp;raquo;. &amp;laquo;Carfagna &amp;egrave; una donna con le palle&amp;raquo;. Scriveteci. Volendo potete anche esercitarvi sul tema immondizia: &amp;egrave; sparita? Le foto del giorno sono taroccate? I 4 milioni e 300mila per pagare gli stipendi ai dipendenti del Consorzio Napoli-Caserta, fermi fino a ieri, arriveranno davvero o sono solo stati promessi nella notte? Per divagare potete leggere nelle pagine di economia l'ultima trovata del creativo ministro Tremonti: i soldi delle assicurazioni sulla vita non riscosse destinate ad un fondo anti frode. Peccato che chi dovrebbe riscuotere i soldi - gli eredi - non ne sapesse nulla. Truffati per pagare altri truffati. In teoria, perch&amp;egrave; in pratica una larga parte della somma l'ha intascata lo Stato per imprecisate &amp;laquo;emergenze&amp;raquo;. Grandi eventi?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;In carcere l'ex vicepresidente di Puglia Frisullo per aver accettato da Tarantini donne e favori in cambio di affari. Una vicenda che somiglia parecchio ad un'altra, solo che per il momento in carcere c'&amp;egrave; solo Frisullo. Il quale si &amp;egrave; dimesso da 8 mesi e ora attende in galera il giudizio. Sarebbe bello che la legge fosse uguale per tutti.&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 18 Mar 2010 21:20:01 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-18T21:20:01Z</dc:date>
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      <title>Le parole per dirlo</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Le_parole_per_dirlo_1107.shtml</link>
      <description>Di solito i fuori tema sono destinati al post scriptum, mi perdonerete se li metto invece in testa. In fondo &amp;egrave; qui che eravamo rimasti, ieri, ragionando insieme sui modi di morire. Si diceva di morti metaforiche, del silenzio e della dimenticanza. ...</description>
      <content:encoded>Di solito i fuori tema sono destinati al post scriptum, mi perdonerete se li metto invece in testa. In fondo &amp;egrave; qui che eravamo rimasti, ieri, ragionando insieme sui modi di morire. Si diceva di morti metaforiche, del silenzio e della dimenticanza. Si parlava di voci imbavagliate e del declino della democrazia. La cronaca si &amp;egrave; incaricata, come sempre, di riportarci a terra con un paio di esempi concreti. Due modi di morire. Quello di Alessandro, 8 mesi, in un appartamento di Genova: gli hanno rotto l'osso del collo e lo hanno bruciato con le sigarette, mi auguro dopo. In casa con lui c'erano la madre, 26 anni, e un uomo (non il padre) indicato come &amp;laquo;ventinovenne broker di un'agenzia di yacht&amp;raquo;. Entrambi erano imbottiti di cocaina. Non so cosa sia successo, chi indaga ancora non lo sa. So che quelle due parole in inglese - broker, yacht - e la cocaina sono risultati mortali per un neonato. So che effettivamente non si pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; vivere in un mondo cos&amp;igrave;, con queste parole per dirlo. Il secondo modo &amp;egrave; quello di Stefano Cucchi: &amp;egrave; morto perch&amp;eacute; ha perso 10 chili in 6 giorni, mentre si trovava tra carcere e ospedale, &amp;laquo;disidratazione eccessiva&amp;raquo; e &amp;laquo;assenza di controllo&amp;raquo;. Era stato anche picchiato: sul suo corpo ci sono lesioni. La causa della morte, per&amp;ograve;, &amp;egrave; che ha perso poco meno di due chili al giorno e nessuno tra secondini e infermieri incaricati di vigilarlo durante la detenzione (mentre si trovava in strutture pubbliche, dunque) ha pensato che fosse troppo, perdere due chili al giorno. Nemmeno in uno stato cos&amp;igrave;, letteralmente, si pu&amp;ograve; vivere.&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Veniamo alla politica, al piatto di giornata. Tra dieci giorni si vota, il premier chiama l'adunata oceanica in piazza, per la sua marcia su Roma ha tappezzato la capitale di manifesti che dicono &amp;laquo;manifesta in difesa della libert&amp;agrave;&amp;raquo;. Non specifica quale libert&amp;agrave; ma &amp;egrave; chiaro che parla della sua, l'unica che concepisca. Nessun altro in questo paese &amp;egrave; libero di occupare spazio in tv, di disertare i tribunali che lo chiamano a rispondere di ogni genere di violazione, di cambiare le leggi a suo beneficio, di decretare nuove regole a giochi iniziati, di insultare quotidianamente magistrati e opposizione, di comandare ai suoi sottoposti - migliaia, in tutte le istituzioni - chi zittire, chi colpire, chi eliminare, chi retribuire, chi far assumere e chi licenziare. Dunque tra due giorni (mentre scenderanno in piazza le donne e gli uomini dell'antimafia di Don Ciotti e tutti gli italiani che vogliono che l'acqua, almeno quella, resti pubblica) il cosiddetto popolo delle Libert&amp;agrave; e dell'Amore sfiler&amp;agrave; con cartelli immaginiamo ghandiani per le vie di Roma. I Bravi del ministro Alfano, intanto, sono al lavoro alla procura di Trani. Uno scontro fra Ministero e Csm mai visto, Napolitano che interviene. Gli avvocati del capo del Governo - di passaggio eletti in Parlamento - sono anche loro alla procura di Trani: Ghedini non nella veste di deputato, non &amp;egrave; l'interesse collettivo quello che perora quando chiede che l'inchiesta sia trasferita a Roma. Diciamo che abbandona per un attimo la sua veste di difensore degli ultimi e si dedica a difendere i primi. L'ennesimo verminaio di diktat padronali ed esecuzioni servili - chiede con la memoria depositata ieri - passino al Tribunale dei ministri. Il marcio su Roma.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Abbiamo proposto ieri non di evadere il canone, al contrario. Di chiedere che un dodicesimo di quel che paghiamo (il mese senza informazione) sia destinato ad altre opere pubbliche. La Federconsumatori, Altroconsumo hanno avanzato ieri identiche class action. Migliaia di lettori ci hanno indicato a cosa vorrebbero che quei 125 miliardi fossero destinati. Berlusconi e Gelmini possono non crederci ma al primo posto c'&amp;egrave; la scuola pubblica. Al secondo la ricerca scientifica. L'Italia &amp;egrave; meglio di chi la governa.&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 21:14:39 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-17T21:14:39Z</dc:date>
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      <title>Modi di morire</title>
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      <description>A quale sacrificio siete disposti per difendere la democrazia? Ciascuno di voi, individualmente, che cosa ci metterebbe di suo? Guardavo le foto del lago di sangue davanti al Palazzo di governo di Bangkok, ieri - trecento litri di sangue versati volontariamente ...</description>
      <content:encoded>A quale sacrificio siete disposti per difendere la democrazia? Ciascuno di voi, individualmente, che cosa ci metterebbe di suo? Guardavo le foto del lago di sangue davanti al Palazzo di governo di Bangkok, ieri - trecento litri di sangue versati volontariamente dai manifestanti, qualche goccia a testa - pensavo che certo &amp;egrave; un gesto simbolico formidabile capace di evocare all'istante i milioni di persone che il sangue e la vita ce li hanno messi tutti, per la democrazia. A noi, qui, basterebbe molto meno. Le dimissioni, per esempio. Certo non serve chiederle a chi non ha idea di che cosa sia la dignit&amp;agrave;, costoro vanno sconfitti e mandati a casa con la forza del voto. Ma chi invece conosce e frequenta concetti come responsabilit&amp;agrave; pubblica, dignit&amp;agrave; personale perch&amp;eacute; invece non pensa di reagire all'immenso disagio in cui certamente si trova con un gesto che dica: io non ci sto. Senz'altro uomini come Sergio Zavoli, Paolo Garimberti devono averci pensato in queste ore. Essere presidenti di una commissione di vigilanza e di un'azienda pubblica che agiscono contro l'interesse dei cittadini dev'essere un'esperienza, anche umana, terribile. In genere si dice, in questi casi: lasciare il posto apre un varco al peggio. I pro tempore, i successori potrebbero farci rimpiangere i dimissionari. Vero, in genere &amp;egrave; andata cos&amp;igrave;. Le seconde cariche, anche ad alto livello, sono quasi sempre infinitamente peggiori delle prime. I sostituti e i nuovi eletti il frutto di nuovi e pi&amp;ugrave; opachi compromessi. Per&amp;ograve; c'&amp;egrave; un limite alla sopportazione, come ciascuno sa: nella saggezza popolare &amp;egrave; in genere individuato nel momento in cui restare significa fare da foglia di fico che copre le vergogne altrui.&lt;br /&gt;La peggiore campagna elettorale delle molte, pessime, che di recente abbiamo avuto entra nei suoi ultimi dieci giorni senza che ci sia stato mai modo di parlare dei programmi, senza che si sia sentito dibattere di acqua o di energia, di scuola di salute o di lavoro ma solo di panini, decretini, diktat supinamente accolti perch&amp;eacute; di tutto questo non si facesse parola in tv. Si conclude con la Rai che boccheggia, agonizza di fronte alle private che suonano la fanfara al loro editore, incidentalmente anche presidente del Consiglio e leader di uno degli schieramenti in gara. Sarebbe questa la par condicio? Siamo patetici agli occhi del mondo. Bisogna ribellarsi, e farlo senza cadere nel tranello di sovvertire le regole - il loro gioco. Bisogna stare nelle regole e ribellarsi con la forza di quelle. La Rai ha un contratto di servizio, deve dare informazione ai cittadini che per quel servizio, appunto, pagano. Se per un mese non fornisce informazione si defalchi quel mese dal canone: sono nove euro a testa. Moltiplicati per gli abbonati fanno pi&amp;ugrave; di 120 milioni di euro: siano destinati ad altro pubblico servizio. C'&amp;egrave; l'imbarazzo della scelta, anche solo a scorrere le pagine di questo giornale: teatri in sciopero, acquedotti in rovina, scuola allo stremo. Si pretenda che questi soldi, pubblici, servano a finanziare qualcosa di utile per tutti. &amp;Egrave; un'utopia? &amp;Egrave; una protesta simbolica? Anche il sangue davanti al palazzo di Bangkok lo &amp;egrave;. L'alternativa, in quel caso, &amp;egrave; offrire il sangue dei morti. Nel nostro &amp;egrave; tacere, sopportare ancora. Non &amp;egrave; cos&amp;igrave; diverso, per chi crede nella forza del pensiero. Ci sono tanti modi di morire.</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 16 Mar 2010 21:33:15 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
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      <title>Solo domestici</title>
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      <description>L'uomo pi&amp;ugrave; ricco d'Italia (23 milioni di euro il reddito del 2008, +8 milioni rispetto al 2007: ha ragione a dire che la crisi non esiste. Per lui non esiste) nei ritagli di tempo si occupa compulsivamente delle due o tre trasmissioni di informazione ...</description>
      <content:encoded>L'uomo pi&amp;ugrave; ricco d'Italia (23 milioni di euro il reddito del 2008, +8 milioni rispetto al 2007: ha ragione a dire che la crisi non esiste. Per lui non esiste) nei ritagli di tempo si occupa compulsivamente delle due o tre trasmissioni di informazione superstiti, in particolare si accanisce con un programma di intrattenimento e di satira, quello di Serena Dandini. Una persona normale non se lo spiega. Cosa gliene importa, a uno che fa esattamente tutto quel che gli conviene e che gli pare, che cambia le leggi e le regole del gioco in corso d'opera, che vive da nababbo, che usa il paese come il suo scendiletto, che stipendia migliaia di persone alle quali comanda il da farsi, si tratti di parlamentari, giornalisti, soci minori in affari o di avvocati anche inglesi, cosa gliene importa insomma a uno come il Caimano se di notte, per una mezz'oretta, Serena Dandini diverte quella quota di italiani che si divertono con lei e poi per fare due parole sul serio intervista anzich&amp;eacute; Emanuele Filiberto Eugenio Scalfari, per dire? Intendo: capisco che a Berlusconi dispiaccia sentire Scalfari ma potrebbe in questo caso, come chiunque di voi a cui dispiacesse, cambiare canale o spegnere la tv. Fare altro la notte: le risorse non gli mancano le idee sul da farsi, come sappiamo, neppure. L'accanimento su &amp;laquo;Parla con me&amp;raquo; non &amp;egrave; un dettaglio: molto pi&amp;ugrave; dell'avversione ad Annozero d&amp;agrave; la misura dell'ossessione, del delirio di onnipotenza, della confusione fra gestione del bene pubblico e del proprio capriccio. Berlusconi fa cos&amp;igrave;, se il programma notturno non gli piace: chiama uno di quelli che ha messo in un posto di potere con uno stipendio conseguente e lo insulta, lo minaccia, gli comanda di cancellare all'istante quella macchiolina dalla tovaglia candida di peana servili che gli viene apparecchiata ogni giorno. Come la Regina isterica di Alice: come se tutte le strade, in questo Paese, fossero sue. Diceva ieri Serena Dandini che quando decide la scaletta del programma deve fare uno sforzo di concentrazione per pensare &amp;laquo;cosa avrei fatto dieci anni fa&amp;raquo; e poi fare lo stesso. Come se non fosse successo niente: &amp;egrave; una forma di resistenza all'omeopatico gorgo, un esercizio. Stasera, per esempio, manda in onda di nuovo l'intervista a Scalfari: quella. Cos&amp;igrave;, in replica. Sono &amp;laquo;trasmissioni di basso livello&amp;raquo;, dice Bossi. Decidete voi, no?, il basso livello di chi sia. Vedete, decidete.&lt;br /&gt;Come l'Unit&amp;agrave; vi aveva anticipato il giorno della sentenza del Tar il Cda Rai ha ieri ritenuto di non accogliere quella decisione per la tv pubblica. Lo stop ai talk show, in Rai, resta. Il paradosso &amp;egrave; quindi che paghiamo il canone al servizio pubblico per non avere informazione, per averla dobbiamo andare sulle reti private (e di chi siano le private si sa). Canone inverso. Berlusconi e Minzolini sono indagati a Trani insieme ad Innocenzi, l'arbitro che prepara gli esposti che poi esamina ed accoglie, naturalmente su commissione del Capo. Il Capo dice che l'indagine &amp;egrave; grottesca - ha gi&amp;agrave; mandato i Bravi del suo ministro don Rodrigo - non lo sfiora l'idea che grottesca sia la storia tutta quanta. Grottesca e tragica insieme, chiarissima: quali giudici comunisti, quali i reati &amp;egrave; persino un dettaglio, stavolta. Il fatto &amp;egrave; che quando il Capo chiama si obbedisce e basta. Non so se avete capito. Si obbedisce o si tace. &amp;Egrave; casa sua. Intorno vede solo domestici.</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 15 Mar 2010 20:53:54 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-15T20:53:54Z</dc:date>
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      <title>L'equilibrio e la forza</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//L_equilibrio_e_la_forza_1093.shtml</link>
      <description>N&amp;eacute; troppo n&amp;eacute; poco, era difficile stare in equilibrio su un crinale cos&amp;igrave;. N&amp;eacute; troppa pancia - troppe urla, rabbia, troppe accuse all'indirizzo sbagliato - n&amp;eacute; troppa testa, che non diventi per la folla un incomprensibile ...</description>
      <content:encoded>N&amp;eacute; troppo n&amp;eacute; poco, era difficile stare in equilibrio su un crinale cos&amp;igrave;. N&amp;eacute; troppa pancia - troppe urla, rabbia, troppe accuse all'indirizzo sbagliato - n&amp;eacute; troppa testa, che non diventi per la folla un incomprensibile sussurro di diffidenze reciproche. Esiste un posto cos&amp;igrave;? Un luogo dove la piazza e la politica si incontrino? E che forma ha, che sapore ha, di cosa suona? Eccolo, chi arriva si guardano intorno come per riconoscerlo ma &amp;egrave; nuovo, non somiglia a niente: &amp;egrave; piazza del Popolo alle tre del pomeriggio. Vista dall'alto e da lontano un puzzle di tessere che combaciano, pezzi di bandiere che si incastrano, gialle viola rosse e coi gabbiani, bianche rosse e verdi con le scritte ma anche senza, bandiere italiane. Un vestito da arlecchino ben cucito: non stringe, calza elastico su una folla di persone che si somigliano ma non si conoscono, arrivate da storie diverse sotto insegne distinte, o con nessuna. A destra i viola, a sinistra il Pd, al centro Di Pietro. Palloncini Cgil, Sinistra e Libert&amp;agrave;, cartelli scritti a pennarello: &amp;laquo;Votate Al&amp;igrave; Bab&amp;agrave;, almeno i ladroni saranno solo 40&amp;raquo;. Molti venuti da soli, in treno famiglie coi bambini, direttamente da scuola i ragazzi in viola con gli zaini. Sembra un'enorme piazza di paese dove si siano riuniti tutti dopo il maremoto. Una comunit&amp;agrave; di persone che si erano fino a ieri solo intraviste, oggi qui insieme per il bene comune. C'&amp;egrave; qualcosa da difendere, &amp;egrave; di tutti. C'&amp;egrave; un paese in rovina. C'&amp;egrave; un futuro da ricostruire. Ci siamo? Ci siamo.&lt;br /&gt;Che sia un inizio lo sentono e con parole diverse lo dicono tutti, dal palco. &amp;laquo;Il nuovo inizio&amp;raquo;, dice proprio Emma Bonino. &amp;laquo;Il cantiere&amp;raquo;, dice Vendola. &amp;laquo;L'inizio dell'alternativa, piazza di primavera&amp;raquo;, Bersani. Che sia una piazza dove la gente &amp;egrave; venuta a portar via le macerie di un paese fatto a pezzi anche, lo sentono e lo dicono tutti. &amp;laquo;Macerie&amp;raquo;, inizia Vendola. Poi Di Pietro, &amp;laquo;macerie che lascia questo regime al crepuscolo&amp;raquo;, da ultimo Bersani.&lt;p&gt;Dunque questo. Come dopo un lutto comune: una folla appena un po' guardinga, prudente ad alzare la voce, pi&amp;ugrave; acuta la speranza della rabbia. Al posto delle carriole hanno tra le mani la Costituzione, l'Agenda rossa di Borsellino, un giornale. Una piazza cos&amp;igrave; devota alle regole da aver creato, spontaneamente, una zona fumatori: tutti davanti al bar Canova, nessuno tra la folla che ci si potrebbe bruciare. &amp;laquo;No ai trucchi, s&amp;igrave; alle regole&amp;raquo; c'&amp;egrave; scritto infatti sul palco. Gente onesta, che rispetta le regole e le vuole rispettare. La novit&amp;agrave; politica, si dir&amp;agrave; poi a sera, &amp;egrave; la moderazione di toni di Di Pietro che per tre volte, tre, si rivolge alla folla chiedendo &amp;laquo;vi prego&amp;raquo;, &amp;laquo;per favore, state uniti&amp;raquo;. &amp;laquo;Per favore&amp;raquo; a un comizio non si era ancora sentito. L'obiettivo &amp;egrave; vincere, non sbagliamo bersaglio. &amp;laquo;Questa piazza &amp;egrave; qui per sapere cosa vogliamo fare noi&amp;raquo;. Applausi. &amp;laquo;E cosa volete fare?&amp;raquo;, domanda una ragazza. &amp;laquo;Ricostruire&amp;raquo;. Non una parola su Napolitano e campo aperto a Bersani che, subito dopo, pu&amp;ograve; attaccare forte su Berlusconi-Carnera, quello delle bolle di sapone e dei miracoli, &amp;laquo;il capopopolo e caporedattore Tg1&amp;raquo;. Risate, bandiere. Ma &amp;egrave; Nichi Vendola, per primo, a scaldare i cuori. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Presto, appena all'inzio, subito dopo Emma Bonino che esile come una piuma dice parole di ferro: &amp;laquo;Un regime da basso impero, prepotente perch&amp;eacute; moribondo. Evitate, evitiamo le trappole. Siamo la riscossa democratica e civile&amp;raquo;. Ovazione e donne in prima fila premurose: mangia, per&amp;ograve;, Emma. Poi Vendola. Immaginifico e fiorito come un prato, l'unico leader al mondo che possa parlare ad una piazza in latino ed essere salutato con la ola, &amp;laquo;Berlusconi &amp;egrave; legibus solutus&amp;raquo;, ovazione. Parla di &amp;laquo;sponda del fiume&amp;raquo; che non possiamo permetterci, dice cose come &amp;laquo;la povert&amp;agrave; &amp;egrave; colpevole per definizione, la ricchezza innocente per ontologia&amp;raquo;. Invita: bisogna riflettere su quale sia stata la forza e il segreto del berlusconismo. Non parla mai di programma politico, lo chiama racconto perch&amp;eacute; sa che &amp;egrave; di questo che c'&amp;egrave; oggi bisogno: una narrazione nuova. &amp;laquo;Il racconto del berluconismo non funziona pi&amp;ugrave; ma noi non abbiamo ancora trovato un racconto convincente, coerente&amp;raquo;. Ecco, appunto sventolano in piazza le bandiere. &amp;laquo;Oggi, qua, si riapre il cantiere&amp;raquo;. (Dalla piazza: speriamo). &amp;laquo;Il centrosinistra qui ritrova il suo popolo. Perch&amp;eacute; per troppo tempo abbiamo avuto un popolo senza politica e una politica senza popolo&amp;raquo;. (&amp;Egrave; vero, &amp;egrave; vero: due anziani con la bandiera del Pd sulle spalle). &lt;br /&gt;Movimenti a centro piazza. Strilloni che vendono Repubblica e il suo direttore Ezio Mauro tra la folla. Stand de L'Unit&amp;agrave;, Il Manifesto, davanti a quello Liberazione Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli (Aldo). Rammenta quando Berlusconi voleva conoscere il nonno. Tenda, sulla destra, che dispensa &amp;laquo;panini di Milioni&amp;raquo;. Con la porchetta, questi. Magliette a dieci euro: Sono incazzato nero. Resistere. Pertini non avrebbe firmato. Tana per Minzolini. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sotto il palco Epifani e Susanna Camusso, Marino Franceschini e Veltroni, Cossutta padre e figlia, Castagnetti, Lannutti paladino dei consumatori che parla dell'inchiesta di Trani. Bobo Craxi ormai identico a suo padre, fisicamente. Sul palco Riccardo Iacona, coraggioso, parla del coraggio di tanti giornalisti Rai. De Magistris a una telecamera: vogliamo in poco tempo riportare la parte migliore della politica al governo del nostro paese. Dietro a lui una bandiera col volto di Berlinguer. Pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave; Falcone e Borsellino nella foto in cui si parlano, il Che, No nuke, Democrazia atea che &amp;egrave; un nuovo partito, spiega la fondatrice Carla Corsetti, &amp;laquo;per un paese democratico e laico nel rispetto della Costituzione&amp;raquo;. Musica, giovani che intonano in coro la canzone di Frankie Hi Energy, cinquantenni che ignorano chi siano e vanno a ritmo con la testa. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ora sul palco Di Pietro in sciarpa viola, la usa anche per reggere il braccio rotto. &amp;laquo;Berlusconi &amp;egrave; Nerone che ride mentre l'Italia brucia&amp;raquo;. Gli applausi pi&amp;ugrave; forti sono quando dice &amp;laquo;le nostre mele marce buttiamole fuori da soli&amp;raquo; e poi, a proposito dello sfacelo dell'informazione ad opera del Nerone, &amp;laquo;sul conflitto di interessi con il padrone dei media c'&amp;egrave; chi in passato ha pensato di scherzare col fuoco e si &amp;egrave; bruciato le mani. Dovrebbe essere qui oggi a chiedere scusa&amp;raquo;. Molto fotografato l'unico striscione polemico col capo dello Stato: giallo come per gli annunci immobiliari dice &amp;laquo;Vendesi Repubblica, rivolgersi Napolitano&amp;raquo;. Glielo indicano, Di Pietro risponde &amp;laquo;non ne so niente&amp;raquo;. &amp;laquo;Servono fiducia e umilt&amp;agrave;&amp;raquo;, dice alla fine. &amp;laquo;Servono lavoro, onest&amp;agrave;, regole, civismo&amp;raquo;, riprende Bersani che parla subito dopo di lui, e conclude. &amp;laquo;Cari amici e compagni&amp;raquo;: su questo governo &amp;laquo;che si fa solo vestiti su misura&amp;raquo; vinceremo liste o non liste. Il lavoro al primo posto. La scuola pubblica. Un progetto per il futuro: &amp;laquo;Berlusconi non pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; parlare al futuro&amp;raquo;. Saluta col sorriso. &amp;laquo;Guardate che le cose cambiano&amp;raquo;. Bisogna crederci. Cambiano? Chiede una giovane madre con in braccio la bambina Elisa. Accanto a lei tre ragazzi ripiegano lo striscione &amp;laquo;Basta de-cretini&amp;raquo;: cambiano, cambiano, fa uno. Cambiano, dice tornando lento verso via del Corso Denis, che ha ottant'anni scritti in faccia e viene da Ravenna. &amp;laquo;Io magari non lo vedo ma lei - indica la bimba - lei di certo s&amp;igrave;. Il fatto &amp;egrave;, cara signora, che adesso tocca a voi&amp;raquo;.&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 13 Mar 2010 21:19:14 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-13T21:19:14Z</dc:date>
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      <title>Sgombriamo le macerie</title>
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      <description>Sotto indagine Berlusconi e i suoi fidi scudieri Minzolini (Tg1) e Innocenzi (Agcom, organo pubblico di garanzia). Concussione. Per Innocenzi la procura di Trani chiede l'interdizione dai pubblici uffici e, sembra, non solo per lui. E' gente non in condizione ...</description>
      <content:encoded>Sotto indagine Berlusconi e i suoi fidi scudieri Minzolini (Tg1) e Innocenzi (Agcom, organo pubblico di garanzia). Concussione. Per Innocenzi la procura di Trani chiede l'interdizione dai pubblici uffici e, sembra, non solo per lui. E' gente non in condizione di governare il bene comune: sono governati loro dal proprio interesse. La storia &amp;egrave; questa, ed ha molto a che vedere con quella che raccontavamo ieri a proposito del progetto P2, punto primo zittire l'informazione. Si incrocia con l'incapacit&amp;agrave; dell'uomo che oggi incarna quel progetto di distinguere ci&amp;ograve; che &amp;egrave; suo dal quel che &amp;egrave; di tutti. Dunque succede che Silvio Berlusconi non sopporti la libera informazione, di solito quando &amp;egrave; libera racconta a suo carico una serie di vergogne. I suoi dipendenti non lo fanno, li stipendia. Alcuni giornali, alcuni giornalisti - dentro e fuori dalla Rai - non ha potuto invece comprarli. Prova dunque a spegnerli. Telefona ad uno dei commissari della Agcom, l'Autorit&amp;agrave; garante nelle telecomunicazioni, una sorta di arbitro che dovrebbe essere giusto e neutrale. Lo tratta, questo Giancarlo Innocenzi, come il suo maggiordomo. Gli dice che non gli piacciono i programmi di Santoro e Dandini, dunque deve chiuderli: se non &amp;egrave; buono a chiuderli &amp;egrave; meglio che si dimetta. Deferente Innocenzi, che non ha il potere di chiudere caso mai di accogliere le proteste e giudicarle, propone di fare cos&amp;igrave;: scriver&amp;agrave; lui gli esposti contro le trasmissioni sgradite al premier. Lui, l'arbitro. Poi cercher&amp;agrave; un politico che le firmi, non sar&amp;agrave; difficile trovarne tra i dipendenti in Parlamento. Quindi esaminer&amp;agrave; gli esposti da lui stesso scritti e li accoglier&amp;agrave;, certo. Santoro per Annozero di esposti in questa stagione ne ha ricevuti 5, solo in tema di giustizia. Ci ha detto, ieri: &amp;laquo;L'Agcom deve chiudere&amp;raquo;. Non &amp;egrave; l'unico pezzo di stato ridotto in macerie dal premier-padrone, certamente no. Per&amp;ograve; &amp;egrave; un pezzo importante, come lo sarebbe il tg1 rimasto solo a informare milioni di italiani che non leggono i giornali e che dunque ignorano quasi tutto di ci&amp;ograve; che accade. Al telefono Berlusconi chiama Minzolini &amp;laquo;direttorissimo&amp;raquo;. Al Tg1 ce lo ha messo lui. Il direttorissimo gli risponde anticipandogli i suoi editoriali, gli dice &amp;laquo;non preoccuparti, ci penso io&amp;raquo;. Nel frattempo Masi ha chiuso i programmi di approfondimento. Di politica parlano solo Fede e Minzolini: indovinate come. Ieri il Tar ha accolto il ricorso delle tv private contro lo stop al talk show. Vale per la Rai? Certo che no. Vedrete che luned&amp;igrave; la Rai confermer&amp;agrave; la decisione di sospenderli, dir&amp;agrave; che non estende la decisione del Tar alla tv pubblica. &lt;br /&gt;Oggi in piazza del Popolo Santoro ha detto che non ci sar&amp;agrave;. Ci saranno per&amp;ograve; migliaia e migliaia di persone pronte a sgomberare le macerie che il Ras del partito dell'Amore ci lascia sotto casa ogni giorno. Ciascuno ne porti via un po' con la sua carriola. Ripuliamo il Paese, che &amp;egrave; nostro. Occhio ai tranelli: hanno evocato l'attentato, cercheranno l'incidente. Proveranno a rovesciare la frittata, come sempre mentiranno. Spegnete la tv, scendete in strada. Dovremo essere tanti, per una volta uniti. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; tempo di giocare a chi &amp;egrave; pi&amp;ugrave; puro. Mettiamo a tacere chi ci vuole sudditi silenziosi. Siamo tutti quelli che non pu&amp;ograve; comprare. Liberiamoci.&lt;br /&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 21:27:20 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-12T21:27:20Z</dc:date>
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      <title>Un'altra? E' tuo zio</title>
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      <description>Il Cavaliere inesistente ha una tecnica formidabile: nella difficolt&amp;agrave; e nella colpa, lungo l'antico cammino del negare l'evidenza (tipo: &amp;laquo;Io con un'altra? Ti sbagli, in questa stanza non vedo nessuno&amp;raquo;) ha compiuto un geniale passo avanti. ...</description>
      <content:encoded>Il Cavaliere inesistente ha una tecnica formidabile: nella difficolt&amp;agrave; e nella colpa, lungo l'antico cammino del negare l'evidenza (tipo: &amp;laquo;Io con un'altra? Ti sbagli, in questa stanza non vedo nessuno&amp;raquo;) ha compiuto un geniale passo avanti. Non si limita a negare: afferma il contrario. (&amp;laquo;Quella che vedi nella stanza &amp;egrave; tuo zio&amp;raquo;). Lo fa con metodo, sfacciataggine, disprezzo dell'intelligenza altrui. Di per s&amp;eacute; sarebbe poca cosa: basterebbe ogni volta mostrargli che no, vedi, non &amp;egrave; mio zio. Il fatto rilevante, quello che si studier&amp;agrave; nei libri di storia, &amp;egrave; che milioni di italiani sono vittime del sortilegio, incapaci di vedere coi propri occhi e di dire: ma che sta dicendo, &amp;egrave; il contrario. Quel che ne fa un pericolo pubblico &amp;egrave; il disegno, scientifico e ad uso privato, che c'&amp;egrave; dietro. Notissimo anche quello, per chi ne abbia memoria: era tutto scritto nel programma della loggia massonica P2 della quale Berlusconi era tesserato e che tanti vantaggi gli ha garantito. Dividere i poteri e indebolire la magistratura, zittire la stampa, conquistare l'egemonia televisiva. Infine - mi scuso per la sintesi estrema - alimentare tensione sociale, cercare deliberatamente l'incidente, provocare, aizzare le piazze. Era (&amp;egrave;) il programma per un colpo di Stato: le modalit&amp;agrave; variano secondo le circostanze, il nostro &amp;egrave; gelatinoso.&lt;br /&gt;Ieri abbiamo avuto un saggio da manuale della tecnica descritta. Il capo del governo (mimando i pugni di Primo Carnera) ha detto che il Paese &amp;egrave; in ripresa. La realt&amp;agrave; &amp;egrave; che in Italia ci sono pi&amp;ugrave; di due milioni di disoccupati, 307 mila sono nuovi. La cassa integrazione &amp;egrave; cresciuta in un anno del 123 per cento, 98 milioni di ore solo a febbraio. Il Pil &amp;egrave; diminuito del 5, la produzione industriale del 3. La pressione fiscale sul lavoro dipendente &amp;egrave; del 44,4 per cento. Il paese &amp;egrave; allo stremo: non tutto certo. La cricca sta benissimo. Il senatore Di Girolamo, applaudito dal Pdl al momento delle dimissioni, ha confessato ieri ai magistrati di aver avuto per s&amp;eacute; 1 milione e 700 mila euro come ricompensa per aver favorito il riciclaggio dei soldi della 'ndrangheta. (A questo proposito il Cavaliere ha detto che &amp;laquo;la sinistra ha inventato una tangentopoli che non esiste&amp;raquo;). Parlando dell'osceno traffico sulle liste elettorali commesso dai suoi stessi emissari - ci sono i filmati, i verbali di polizia: chiunque pu&amp;ograve; rendersi conto da s&amp;eacute; - ha detto che &amp;laquo;la sinistra sta tentando di fare una porcheria, un disegno ben pensato&amp;raquo;. Ha detto &amp;egrave; lo zio, insomma. Di seguito le minacce: &amp;laquo;Daremo una lezione&amp;raquo;, che all'indomani dello spettacolo offerto da La Russa &amp;egrave; un messaggio almeno ambiguo. Lo chiarisce Maroni dal Viminale: rischio attentati sotto elezioni. Lo scandisce il fido Bondi: &amp;laquo;&amp;Egrave; il clima giusto per un attentato&amp;raquo;. Un crescendo. &amp;Egrave; lo zio in compagnia dei cugini: io sono la vittima. &lt;br /&gt;Il costante sovvertimento della realt&amp;agrave; ha lo scopo di accendere gli animi e di distrarre dai problemi reali, quelli per cui oggi &amp;egrave; proclamato lo sciopero generale. Viviamo in un paese dove, dice la Cassazione, &amp;laquo;la tutela delle frontiere prevale sul diritto all'istruzione dei minori&amp;raquo;. Gli immigrati irregolari con figli a scuola se ne vadano, pazienza per i bambini. Il virus leghista dilaga: &amp;egrave; giusto, sono negri, ci rubano il lavoro. Ecco, noi siamo qui. Ci meritiamo di meglio, davvero. Possiamo ottenerlo. Rompiamo l'incantesimo. A domani.</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 11 Mar 2010 21:56:01 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-11T21:56:01Z</dc:date>
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      <title>I trofei in vetrina</title>
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      <description>Al campionato mondiale di balle spaziali il sedicente statista di Arcore si &amp;egrave; presentato in sella ad un panino volante e ha vinto in mondovisione mentre il suo ministro della Difesa due metri pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave; in un rigurgito di giovent&amp;ugrave; ...</description>
      <content:encoded>Al campionato mondiale di balle spaziali il sedicente statista di Arcore si &amp;egrave; presentato in sella ad un panino volante e ha vinto in mondovisione mentre il suo ministro della Difesa due metri pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave; in un rigurgito di giovent&amp;ugrave; aggrediva fisicamente un giornalista in conferenza stampa. Provate solo per un istante a immaginare la stessa scena alla Casa Bianca o all'Eliseo. Non pu&amp;ograve; succedere in alcun luogo dell'orbe terracqueo con l'eccezione forse di alcuni paesi subequatoriali a sistema di governo tribale - in quel caso tuttavia non ci sono le tv satellitari a riprendere il capo trib&amp;ugrave; col gonnellino, di solito - o, certo, nelle dittature sebbene anche in questo caso sia piuttosto raro vedere il ministro in persona, della Difesa per giunta, che solleva per la giacca una persona arrivata l&amp;igrave; con la sola intenzione (legittima, prevista e si suppone desiderata: si chiama conferenza stampa per questo) di fare una domanda. Normalmente il ministro - nella dittatura - d&amp;agrave; un'occhiata al gorilla e costui interviene, meglio se in un momento di distrazione generale. Il primato del mondo spetta oggi dunque all'Italia, povera quest'anno di Oscar e di medaglie olimpiche: una rivincita, in un certo senso. Il primatista si &amp;egrave; aggiudicato anche il trofeo minore di ribaltamento di frittate, specialit&amp;agrave; della tradizione popolare indigena, premio ottenuto addirittura sovrappensiero perch&amp;eacute; - mostra il replay - qualcuno continuava a disturbarlo passandogli biglietti da tergo. &lt;br /&gt;C'&amp;egrave; pochissimo da ridere, in realt&amp;agrave;. Lo si fa un po' per pudore verso chi ci guarda (nella speranza di suscitarne l'attenzione, comunque: ehi, comunit&amp;agrave; internazionale, siamo qui) un po' per timore che gridare troppo al lupo crei assuefazione, meglio ogni tanto cambiare registro cos&amp;igrave; il pubblico da casa sta pi&amp;ugrave; attento. Raccontare questa storia precisando cosa sia vero e cosa no &amp;egrave; diventato impossibile - Milione e Palloni, Carlomagno, persino i nomi remano contro - senza essere trascinati dal campione del mondo nel suo stesso gioco. Il quale, per inciso, sembra essere quello - antichissimo - di creare tensione per distogliere dalla perdita di consenso. Quando il primatista &amp;egrave; in difficolt&amp;agrave; spara sempre a sorpresa: un razzo multicolore cos&amp;igrave; tutti fanno oooh. Anche la tecnica, quella della provocazione, &amp;egrave; vecchio stile. Cerchiamo di restare composti, di non cadere nel tranello. Mentre Milione anzich&amp;eacute; essere esposto al pubblico ludibrio continua a frequentare come intimo il Palazzo (sarai senatore, gli ha promesso il campione del mondo) altre cose nei dintorni succedono: il partito del fare non riesce a trovare una data per la manifestazione di piazza, sono tutte gi&amp;agrave; prese, ma con la mano sinistra d&amp;agrave; il via libera al legittimo impedimento che consente al primatista di evitare l'ostacolo del tribunale. Il suo governo accorcia i termini della cassa integrazione incurante dell'unico vero reality in corso, quello dei cassintegrati all'Asinara. Il Csm dice che la democrazia &amp;egrave; a rischio e l'Italia intera si mobilita per la scuola pubblica, leggete la storia di Francesca che a 53 anni rischia di andare in pensione da precaria. Poi preparatevi per sabato, che anche se piove ci si vede l&amp;igrave;. &amp;Egrave; col voto che li manderemo a casa, a lustrare i loro trofei spaziali e riporli in vetrina.&lt;br /&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 10 Mar 2010 20:39:32 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-10T20:39:32Z</dc:date>
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      <title>Umiliati gli onesti</title>
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      <description>Il partito del fare e del malaffare, del fare un po' come gli pare - dell'abuso e del condono, del sopruso e del perdono, della cricca che sono - ha digrignato i denti e sfoderato braccia tese, ha minacciato mostrando la bava, &amp;laquo;non ci fermeremo ...</description>
      <content:encoded>Il partito del fare e del malaffare, del fare un po' come gli pare - dell'abuso e del condono, del sopruso e del perdono, della cricca che sono - ha digrignato i denti e sfoderato braccia tese, ha minacciato mostrando la bava, &amp;laquo;non ci fermeremo davanti a niente&amp;raquo;, poi ha fatto la voce sottile e il pianto da vittima quando del danno era artefice. Ha infine preteso, battendo i pugni, di cambiare le regole in corsa. Prima della Costituzione (articolo 72, nessun decreto in materia elettorale) ha infranto, gettandolo a terra tra risa di disprezzo, quel che resta del senso dello Stato. Ha insultato milioni di persone per bene che vivono ogni giorno nel rispetto delle regole pagandone il prezzo. Li ha - ci ha - resi ridicoli, sudditi a capo chino di un tiranno. Costoro, le persone per bene, sono furibonde ed hanno ragione: chi sta in fila a affoga tra le carte per un permesso di soggiorno, un'iscrizione a scuola, un concorso, un bollo scaduto, il rinnovo di un contratto, una concessione edilizia avr&amp;agrave; da oggi la possibilit&amp;agrave; di sanare per decreto irregolarit&amp;agrave; burocratiche e ritardi? Certo che no. Eppure ciascuna di queste regole da rispettare corrisponde ad un diritto. Il diritto alla cittadinanza, all'istruzione, al lavoro, alla casa. Si potr&amp;agrave; dire, da domani, che dovendo scegliere tra un ritardo nell'iscrizione a scuola e il diritto ad andarci prevale il secondo? No. Chi ritarda di mezz'ora sar&amp;agrave; escluso. L'elasticit&amp;agrave; vale solo per chi pu&amp;ograve; imporla con l'abuso. Dunque gli italiani onesti sono furenti: se fosse accaduto alla sinistra avremmo avuto un decreto del governo? Difficile. Pagheranno una multa i ritardatari come si paga la mora sulle bollette? Non sembra proprio. La regola vale per il deboli, l'arbitrio per i forti. Forse Milioni quello del panino &amp;egrave; stato radiato dal Pdl per manifesta incompetenza? No, lo si &amp;egrave; visto anzi in queste notti dalle parti di Palazzo Chigi. Dunque era un disegno, l'ennesima furbizia per alzare fumo? Che triste giorno, il 5 marzo. Un nuovo 8 settembre, scriveva ieri Alfredo Reichlin. &amp;laquo;Fino a che punto siamo consapevoli che l'Italia &amp;egrave; arrivata all'appuntamento con la storia?&amp;raquo;. Ecco, lo siamo? &lt;br /&gt;Il presidente della Repubblica ha agito, si deduce dalle sue parole, secondo la logica del male minore: tra i due beni - il rispetto delle norme e il diritto dei cittadini a votare - ha scelto il secondo. Una scelta di quelle in cui si perde comunque. L'astuta truffa - il quesito del premier - era questo: o la democrazia o la legge. Ma la democrazia e la legge sono la stessa cosa, solo la banda di governo crede di no. Napolitano ha agito anche per timore delle conseguenze possibili: chiede che &amp;laquo;tutti si rendano conto&amp;raquo; dell'acuirsi di tensioni &amp;laquo;non solo politiche ma istituzionali&amp;raquo;. Abbiamo titolato, l'altroieri, &amp;laquo;Gulp di stato&amp;raquo;. Oggi possiamo dirlo in chiaro: colpo di stato, &amp;egrave; questo il pericolo. Siamo sull'orlo e adesso tocca a noi. Spiazziamoli. Non sbagliamo la mira. Non cadiamo nel tranello, di nuovo, di assegnare ad altri - peggio che mai ad uno solo - compiti, colpe, responsabilit&amp;agrave;. La storia &amp;egrave; nelle nostre mani e si cambia in un solo modo: non coi decreti ma col voto. Spiazziamoli, s&amp;igrave;. Scendiamo in piazza e saremo noi a umiliarli: col voto delle persone oneste. Sono o no la maggioranza del Paese, annidate in tutti i partiti? Vediamo. Contiamole.</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 06 Mar 2010 21:08:21 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-06T21:08:21Z</dc:date>
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      <title>Tranquilli, è Cartoonia</title>
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      <description>Cartoonia. Vista da chi non sia purtroppo costretto a viverci - vista da fuori - l'Italia deve sembrare Cartoonia, il regno dei cartoni animati popolato da pupe e gangster, supereroi e sbruffoni, giocattoli che credono di saper volare e conigli parlanti, ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Cartoonia. Vista da chi non sia purtroppo costretto a viverci - vista da fuori - l'Italia deve sembrare Cartoonia, il regno dei cartoni animati popolato da pupe e gangster, supereroi e sbruffoni, giocattoli che credono di saper volare e conigli parlanti, caricature devote tipo il senatore Di Girolamo che se le liste le presenta la &amp;lsquo;ndrangheta &amp;egrave; sempre puntualissima, i brutti non sono cattivi &amp;egrave; solo che li disegnano cos&amp;igrave;. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; la repubblica delle Banane, no: siamo molto oltre. Siamo nel giorno in cui al posto di Annozero va in onda &amp;quot;La carica dei 101&amp;quot;, non &amp;egrave; uno scherzo, &amp;egrave; piuttosto uno sfregio o forse un sofisticato quiz: di chi sar&amp;agrave; la parodia Crudelia De Mon? A chi ci si riferisce mandando in onda la storia del marito bonaccione che non crede alle malefatte della capa della moglie? E i cuccioli di cane, le vittime designate, nel mondo reale chi sono? &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Dunque, con ordine. I 101 dalmata vanno in onda al posto di Santoro perch&amp;eacute; l'intransigente direttore Rai Masi, gi&amp;agrave; piuttosto oberato dalle richieste di Susanna Smit sua compagna e del di lei fratello Anthony oltrech&amp;eacute; impegnato in fittissime conversazioni telefoniche con la cricca degli Anemone-Balducci che gli riparano i guasti in casa, Masi insomma &amp;egrave; implacabile nel dare interpretazione restrittiva alla par condicio: &amp;egrave; iniziata la campagna elettorale, niente politica. Se ne deduce che persino Masi &amp;egrave; al corrente del fatto che la campagna elettorale sia effettivamente iniziata il giorno 28, un mese prima del voto. La corsa &amp;egrave; partita. Purtroppo, per ragioni che nessuno ormai pi&amp;ugrave; attribuisce ai panini di Milioni ma pi&amp;ugrave; realisticamente a faide fra alleati sui nomi in lista, il Pdl non &amp;egrave; arrivato in tempo o ha fatto pasticci nel depositare le carte in Lazio e Lombardia, le due pi&amp;ugrave; importanti regioni d'Italia. Formigoni e Polverini sono azzoppati da irregolarit&amp;agrave; da loro stessi commesse. Niente paura: ecco che arriva superB. (solo dopo l'esclusione di Formigoni, per&amp;ograve;. Di Polverini gli importava gi&amp;agrave; di meno): facciamo un decreto per ridurre i tempi della campagna elettorale, dice. Prego? Quale campagna? La prossima? No, questa: quella cominciata l'altro giorno. Lo facciamo solo per il Lazio e la Lombardia per&amp;ograve;. Una decreto ad paninum. Cos&amp;igrave; quelli che hanno perso il treno restano l&amp;igrave; fermi e - mentre gli altri sono gi&amp;agrave; partiti - il capotreno torna indietro a prenderli. Se ci pensate &amp;egrave; sensazionale solo averlo concepito. Un gesto da Batman, non da Sultano. Da Uomo elastico: allunga il braccio e li riporta in pista. Nemmeno i bambini ci provano, a ricreazione: se il gioco &amp;egrave; cominciato le regole non si cambiano pi&amp;ugrave;, pazienza. Se si cambiano vale per il prossimo gioco. Se uno piange la maestra lo prende da parte e gli spiega, se picchia il compagno lo mette in punizione. Bussare al Quirinale con una proposta cos&amp;igrave; &amp;egrave; da persona in et&amp;agrave; prescolare con difficolt&amp;agrave; di carattere, in alternativa da persona adulta che si crede un supereroe dei fumetti. Quando chi guida un paese prova a farlo cos&amp;igrave; in ogni altra parte del mondo si dice: metodi da colpo di stato. Ma qui siamo a Cartoonia, tranquilli. Al massimo avremo un gulp di Stato, poi di nuovo fumetti in tv. &lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 04 Mar 2010 20:56:35 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
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