<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:taxo="http://purl.org/rss/1.0/modules/taxonomy/" version="2.0">
  <channel>
    <title>Invece</title>
    <link>http://concita.blog.unita.it//</link>
    <description>Il direttore</description>
    <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
    <image>
      <title>Concita De Gregorio</title>
      <url>http://concita.blog.unita.it///resized///gallery//IMAGE/uid_11d81ea95ec.110.110.jpg</url>
      <link>http://concita.blog.unita.it//</link>
    </image>
    <item>
      <title>Indietro non si torna</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Indietro_non_si_torna_981.shtml</link>
      <description>Mi perdonerete se non parlo della lettera di Vito Ciancimino a Silvio Berlusconi mostrata ieri nell'aula del tribunale di Palermo. Del resto son cose che i nostri lettori sanno gi&amp;agrave;. Le abbiamo dette e documentate fino allo sfinimento, le analisi ...</description>
      <content:encoded>Mi perdonerete se non parlo della lettera di Vito Ciancimino a Silvio Berlusconi mostrata ieri nell'aula del tribunale di Palermo. Del resto son cose che i nostri lettori sanno gi&amp;agrave;. Le abbiamo dette e documentate fino allo sfinimento, le analisi di Saverio Lodato e le cronache di Nicola Biondo le hanno per settimane e per mesi anticipate, dettagliate, spiegate su queste pagine. &amp;laquo;Forza Italia nacque dalla trattativa fra Stato e Mafia&amp;raquo;, dice coi suoi occhialetti tondi Ciancimino jr ai microfoni, carte alla mano legge le lettere del padre. Grazie della chiarezza, qualcosa ci era parso di intuire. &amp;laquo;&amp;Egrave; un agguato&amp;raquo;, urla il ministro di Giustizia. Incredibile: sembrava una deposizione in tribunale. Grazie anche ad Alfano, comunque, per la rassicurante prevedibilit&amp;agrave; della reazione. Niente paura, &amp;egrave; un agguato. Poi Dell'Utri, quello che &amp;laquo;Mangano &amp;egrave; un eroe&amp;raquo;: Ciancimino &amp;egrave; folle, s'indigna offeso.&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Ecco, di questo preferirei parlare. Dei folli. Di chi siano i matti in questa Italia disperata, se quelli che resistono e per esempio continuano a insegnare musica a scuola, quelli che si credono Napoleone e vivono come Sultani, quelli che vanno sui tetti, quelli che si spogliano in tv, quelli invisibili che dovevano raccogliere pomodori e finisce che fanno la rivoluzione. Del sollievo che procura il fatto che cinque milioni e mezzo di italiani abbiano visto su RaiUno &amp;laquo;La citt&amp;agrave; dei matti&amp;raquo;, il film sulla vita e sul lavoro di Franco Basaglia. Di quanto ci manca, in questo buio, lo sguardo di Basaglia. E poi pazienza se era troppo presto, se non siamo stati capaci, se non abbiamo capito o abbiamo fatto finta, se sembra che alla fine siamo tornati indietro. Ecco, no. Indietro non si pu&amp;ograve; tornare pi&amp;ugrave;: anche questo dicono i cinque milioni e mezzo che sono rimasti alla tv a vedere cosa facevano prima di Basaglia ai matti di Gorizia e di Trieste, che poi si dice matti ma bisognerebbe chiamarli per nome uno per uno come si dovrebbe fare con gli immigrati, i clandestini, i bimbi stranieri quelli che Gelmini vuol mettere le quote nelle classi, il tetto perch&amp;eacute; non siano troppi che poi disturbano la didattica, non sia mai che qualcuno sospetti che possiamo imparare noi da loro. Dai bambini venuti da Benin e dal Marocco coi loro sorrisi, abbiamo oggi un servizio sulla elementare di Roma che ne ospita una moltitudine: &amp;laquo;Il mondo &amp;egrave; nella mia scuola&amp;raquo;, dice il calendario che hanno fatto, guardate le foto. Le categorie non rendono mai l'idea delle persone che ci stanno dentro. Persone, vite, occhi. Quello che ieri succedeva agli orfani di guerra e alle ragazze ribelli, chiusi in manicomio perch&amp;eacute; deboli, fragili, malati certo alcuni, malati davvero e da curare ma non per questo da incatenare buttare in mare chiudere a chiave in un immondezzaio, ecco quello che allora succedeva a Gorizia oggi succede a Bari nei centri accoglienza, a Rosarno nei campi, nelle stazioni dove i ragazzi per divertimento bruciano gli indiani sulle panchine. Meno Bossi e pi&amp;ugrave; Basaglia, pensate che sogno. Meno ronde e pi&amp;ugrave; sorrisi. Meno violenza e pi&amp;ugrave; pensiero. Meno lager pi&amp;ugrave; asili. Meno celle pi&amp;ugrave; ospedali. Meno urla roche, pi&amp;ugrave; occhi limpidi che vedono il futuro e sanno farlo vedere, con fatica e con dolore, anche a chi non sa guardare. Pazienza per gli errori, quelli per strada si correggono. &amp;Egrave; lo sguardo - &amp;egrave; quello sguardo - che manca. &lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 21:18:47 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Indietro_non_si_torna_981.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-08T21:18:47Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Non basta la pancia</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Non_basta_la_pancia_977.shtml</link>
      <description>Non basta la pancia, non basta la piazza. L'abbiamo scritto cos&amp;igrave; tante volte, in queste righe: bisogna ascoltare il paese, stare fra la gente e capirla ma non basta. Bisogna anche, dopo, indicare una rotta. Non farsi guidare dai sondaggi ma avere ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Non basta la pancia, non basta la piazza. L'abbiamo scritto cos&amp;igrave; tante volte, in queste righe: bisogna ascoltare il paese, stare fra la gente e capirla ma non basta. Bisogna anche, dopo, indicare una rotta. Non farsi guidare dai sondaggi ma avere un progetto capace se serve di sfidarli. Di contenere gli umori viscerali, di portarli altrove: trasformare la rabbia in azione, l'azione in proposta, la proposta in realt&amp;agrave;. Gesti, fatti, opere e non solo urla piene di risentimento, gridare al rogo non serve. Fa anzi il gioco dei carnefici trasformandoli in vittime. Produce martiri mediatici. Falsi complotti sono sempre pronti all'uso, l&amp;igrave; a confondere chi guarda e a completare la coreografia delle nebbie, l&amp;igrave; a ricordare che chi di spada ferisce di spada perisce e se questa &amp;egrave; la melma che volete c'&amp;egrave; melma per tutti, vera o falsa che sia fa lo stesso, tanto chi distingue pi&amp;ugrave;. Sono due giochi - la tracotanza del potere e il tintinnar di manette di chi lo denuncia limitandosi a questo - che si tengono, lo sappiamo bene. Uno necessario e funzionale all'altro come due pesi di una stessa bilancia. Non &amp;egrave; cos&amp;igrave; che si scardina il meccanismo in cui siamo stritolati: non saranno le urla a incepparlo. Sar&amp;agrave; la politica, se sar&amp;agrave; capace di trasformare le urla in una voce forte e convinta, autorevole. Una voce sola. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;laquo;Non basta la pancia, non basta la piazza&amp;raquo;. Questo ha detto ieri Antonio Di Pietro in chiusura del suo congresso e davvero si tratta, per i milioni di italiani che non hanno ancora perso la pazienza e la speranza, di un giorno di svolta. &amp;laquo;Vogliamo fare per sempre la forza settaria di opposizione?&amp;raquo; ha chiesto Di Pietro ai suoi. Settaria, ha detto. Si &amp;egrave; risposto no, non vogliamo: vogliamo invece governare il paese ma da soli non ce la possiamo fare. Andiamo dunque avanti, proviamo a vincere nel 2013. Tolgo il mio nome dal simbolo del partito se serve. Alleiamoci con il Partito democratico: &amp;egrave; questa la strada. L'hanno acclamato. L'abbraccio con Bersani &amp;egrave; la foto che resta. Due uomini cos&amp;igrave; diversi, si dir&amp;agrave;. Due storie cos&amp;igrave; lontane. E per&amp;ograve; non sono vicine le storie di Fini e di Bossi, di Dell'Utri e Calderoli. Il centrodestra &amp;egrave; in affari, sono soci che fanno il reciproco interesse con la prevalenza di un interesse solo: i proventi si ridistribuiscono a pioggia tra i sodali del capo in forma di potere appalti e denaro. Nel centrosinistra &amp;egrave; ancora possibile, nonostante i molti inciampi, ritrovare il bandolo della politica, quella che si fa nell'interesse generale: il senso dello Stato, i valori condivisi, la moralit&amp;agrave;, il bene comune dei cittadini. &amp;Egrave; ancora possibile. Ieri De Luca, candidato in Campania, &amp;egrave; salito sul palco e ha parlato. La platea dell'Idv lo ha ascoltato, poi lo ha applaudito in piedi. Bisogna ascoltare prima. Anche in un caso come questo. Ascoltare, capire, poi decidere. Luigi De Magistris resta della sua idea: bisogna arrivare alla rottura col vecchio sistema, cambiare radicalmente. Le due rotte non sono incompatibili: sono due tempi di un cammino. Non si pu&amp;ograve; demolire e ricostruire in un giorno: sarebbe molto farlo in qualche anno. Del resto &amp;egrave; rimasto deluso anche chi aveva cos&amp;igrave; a lungo annunciato questo congresso come la resa dei conti fra De Magistris e Di Pietro. &amp;laquo;Io ho vent'anni di meno&amp;raquo;, ha detto il primo. &amp;laquo;Accompagno l'Idv all'approdo e mi faccio da parte&amp;raquo;, ha detto il secondo. Due tempi. L'importante &amp;egrave; partire. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 21:08:13 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Non_basta_la_pancia_977.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-06T21:08:13Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Oltre la nebbia</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Oltre_la_nebbia_971.shtml</link>
      <description>La cronaca della resa. Inizia cos&amp;igrave; l'articolo di Roberto Rossi che racconta dell'incontro a Palazzo Chigi per discutere delle sorti dell'Alcoa che non &amp;egrave; solo una fabbrica, non sono solo gli stabilimenti di Portovesme e Fusina: si parla qui ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;La cronaca della resa. Inizia cos&amp;igrave; l'articolo di Roberto Rossi che racconta dell'incontro a Palazzo Chigi per discutere delle sorti dell'Alcoa che non &amp;egrave; solo una fabbrica, non sono solo gli stabilimenti di Portovesme e Fusina: si parla qui di un intero settore produttivo, l'alluminio, dell'&amp;laquo;italianit&amp;agrave;&amp;raquo; delle nostre imprese (ricordate quanto si parl&amp;ograve; di italianit&amp;agrave; a proposito della cosiddetta compagnia di bandiera, ai tempi di Alitalia?) in definitiva di un pezzo di industria nazionale che l'Italia rischia di perdere senza colpo ferire. La resa &amp;egrave; quella della politica. La resa di un governo arrivato tardi e male ad occuparsi di lavoratori e di lavoro, di una regione - la Sardegna - rimasta senza pi&amp;ugrave; nulla dopo una rutilante campagna elettorale fatta di promesse come sempre fasulle. Una telefonata dall'America: cos&amp;igrave; l'Alcoa non ci interessa, grazie. Interessi privati contro interesse pubblico uno a zero. Fine della trattativa. Uno schiaffo.&lt;br /&gt;Sempre a Portovesme - ma per un'altra fabbrica, l'Euroallumina, di propriet&amp;agrave; russa - Berlusconi aveva promesso (il 12 febbraio dell'anno scorso, a tre giorni dalle elezioni regionali) che la fabbrica non avrebbe chiuso (&amp;laquo;Ho chiamato Putin&amp;raquo;). Un mese dopo gli operai erano in cassa integrazione e non si vedono prospettive di riapertura. Sempre durante la campagna elettorale il premier promise finanziamenti per un totale di quasi due miliardi di euro per la scalcinata viabilit&amp;agrave; isolana. Si sono ridotti a poco pi&amp;ugrave; di cento milioni. L'italianit&amp;agrave; in Sardegna si vede che non vale. Ci si affida al buon cuore dei padroni stranieri. Ne hanno poco, di buon cuore. La guerra fredda &amp;egrave; finita cos&amp;igrave;: con i russi che lasciano l'Euroallumina e gli americani che fanno morire l'Alcoa. Un disarmo industriale sulla pelle della gente. Rinaldo Gianola nel suo viaggio in &amp;laquo;Questa Italia&amp;raquo; racconta oggi l'agonia del Sulcis. Carbonia doveva essere la riserva energetica nazionale: ascoltate quella gente, sentite oggi quella terra cos'&amp;egrave; diventata. Chiedetevi poi come si possa pretendere altro credito da chi, ingannato, &amp;egrave; rimasto senza voce. Non sono abbastanza i tetti su cui salire, e alla fine poi ci abitueremo anche a quelli.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Ma c'&amp;egrave; altro di pi&amp;ugrave; importante di cui occuparsi. A Roma, nella capitale, il Parlamento &amp;egrave; al lavoro. In attivit&amp;agrave; frenetica. La Camera ha approvato il &amp;laquo;legittimo impedimento&amp;raquo;. Tutti i processi a Berlusconi sono stati congelati in attesa del lodo Alfano bis, quello chiamato &amp;laquo;costituzionale&amp;raquo; (l'altro, se le parole hanno un senso, non lo era). &amp;Egrave; o non &amp;egrave; un'emergenza nazionale? &amp;Egrave; o non &amp;egrave; questa la priorit&amp;agrave; per ciascuno di voi, per ciascuno di noi? Scontro politico al calor bianco. Cartelli in aula, grida, consueti insulti. Il paese paralizzato, incapace di pensare oltre stasera. Coltiviamo intanto la memoria, nell'attesa. Oggi l'ottava puntata della nostra inchiesta &amp;laquo;tutti i processi del presidente&amp;raquo;, quelli che hanno cambiato la legge e stravolto i connotati dell'Italia negli ultimi vent'anni. Tenete il conto, non &amp;egrave; finita. Le navi dei lavoratori dell'Alcoa tornano a casa. A Termini Imerese sono in sciopero. Le donne della Omsa al loro picchetto. Se vi affacciate alla finestra un pezzo di questa umanit&amp;agrave; al macero la vedete anche voi. Purch&amp;eacute; non siate a Roma, che c'&amp;egrave; nebbia. Da largo Chigi non si vede nulla.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 21:28:03 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Oltre_la_nebbia_971.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-03T21:28:03Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Notte italiana</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Notte_italiana_963.shtml</link>
      <description>Credeteci. Anche noi non ne possiamo pi&amp;ugrave;. Avremmo voluto - anche oggi, ci proviamo ogni giorno - parlar d'altro. Abbiamo preparato per voi la quarta puntata dell'inchiesta sulle citt&amp;agrave; e la crisi, Rinaldo Gianola racconta le Marche, la Fabriano ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Credeteci. Anche noi non ne possiamo pi&amp;ugrave;. Avremmo voluto - anche oggi, ci proviamo ogni giorno - parlar d'altro. Abbiamo preparato per voi la quarta puntata dell'inchiesta sulle citt&amp;agrave; e la crisi, Rinaldo Gianola racconta le Marche, la Fabriano dei Merloni. Abbiamo letto in anteprima il nuovo libro di Philip Roth. Abbiamo la lettera di un ragazzo, Emiliano Battaino, che parla di un suo coetaneo, Sergio Marra: del suo suicidio e di come coinvolga una generazione intera. Abbiamo sentito Victoria Donda, che a 26 anni ha scoperto di essere la figlia di un desaparecido. Abbiamo impaginato il giornale ed ecco che nel bel mezzo del lavoro irrompe di nuovo la cronaca giudiziaria. Da Palermo, ancora. Parla in aula Massimo Ciancimino il figlio di don Vito. Milano 2, il gioiello immobiliare dell'attuale presidente del Consiglio, la prima fonte della sua immensa ricchezza, costruita anche grazie a investimenti della mafia, dice ai magistrati. Proprio ora che giunge alla fase finale la grande operazione politico-giudiziaria costruita per tener lontano il premier dai processi. Proprio oggi che alla Camera si comincia a votare il legittimo impedimento, una settimana dopo che il Senato ha approvato la norma schiacciagiustizia denominata &amp;quot;processo breve&amp;quot;. La manovra a tenaglia &amp;egrave; in corso. Ed ecco che a Palermo un testimone assai ben informato, il figlio dell'ex sindaco don Vito, tira nuovamente in ballo Silvio Berlusconi in relazione alla mafia. &amp;Egrave; credibile? Lo &amp;egrave;: leggete l'analisi di Saverio Lodato, un giornalista che le cose di mafia le segue da una vita intera. &amp;Egrave; credibile e insieme incredibilmente grave.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C'&amp;egrave; una relazione simbolica tra i due eventi: le rivelazioni di Ciancimino e la manovra salvapremier. Un richiamo a un concetto antico della politica. La necessit&amp;agrave; che un leader sia al di sopra di ogni sospetto. La distinzione - riconosciuta in tutti i paesi civili - tra la responsabilit&amp;agrave; politica e quella penale. Quella distinzione che, di solito, conduce un uomo politico a farsi da parte anche prima di una condanna e anche quando (accade spesso, anche se pu&amp;ograve; sembrare sciocco di questi tempi) ha commesso fatti nemmeno previsti come reato. Silvio Berlusconi potr&amp;agrave; continuare a produrre leggi ad personam, potr&amp;agrave; trovare il modo di tenere se stesso (e magari anche i suoi amici e parenti) fuori dalle aule dei tribunali ma non potr&amp;agrave; mai cancellare il suo passato e le domande alle quale non ha mai voluto o saputo rispondere a proposito delle origini della sua fortuna. Oggi pubblichiamo la settima parte dell'inchiesta sui suoi processi: Imi Sir/Mondadori. Leggete cosa ci scrive Beatrice Rangoni Machiavelli a proposito dell'acquisto delle ville e dei terreni in Lombardia. Anche lei &amp;egrave; molto informata. Le frasi pronunciate ieri da Massimo Ciancimino si sarebbero dissolte nel nulla se queste risposte fossero arrivate. Se Silvio Berlusconi avesse a suo tempo tratto le conseguenze del suo imbarazzato silenzio. Ma non ha mai risposto, n&amp;eacute; mai se n'&amp;egrave; andato. A guidare il paese &amp;egrave; un uomo esposto a tutte le insinuazioni e forse, stando ai suoi stessi organi di stampa, anche ai ricatti. Per questo oggi dobbiamo registrare una nuova puntata di questa interminabile notte italiana. Non sar&amp;agrave; l'ultima, temiamo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 21:06:38 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Notte_italiana_963.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-01T21:06:38Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il lavoro o la vita</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Il_lavoro_o_la_vita_958.shtml</link>
      <description>Insieme al lavoro (ieri siamo arrivati ai licenziamenti via fax, in 15 mesi un miliardo di ore di cassa integrazione. Un miliardo) e alla scuola (la cultura: di cos'altro dispone o disponeva, di unico al mondo, questo paese?) propongo due temi che potrebbero ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Insieme al lavoro (ieri siamo arrivati ai licenziamenti via fax, in 15 mesi un miliardo di ore di cassa integrazione. Un miliardo) e alla scuola (la cultura: di cos'altro dispone o disponeva, di unico al mondo, questo paese?) propongo due temi che potrebbero rivelarsi decisivi per gli esiti della campagna elettorale: la privatizzazione dell'acqua e l'energia nucleare. Lo dico perch&amp;eacute; vedo e sento cittadini esasperati e giustamente inferociti quando si tocca il diritto fondamentale, il primo dei diritti: quello alla salute, alla vita. Che l'acqua sia un bene essenziale che integra il diritto all'esistenza e che dunque non si debba pensare di trarne profitto mi pare indiscutibile. Che sulla ipotesi di costruire o riattivare centrali nucleari si debba chiedere l'opinione di chi dovrebbe viverci accanto altrettanto scontato. Questo giornale sui due temi - acqua, nucleare - ha fatto campagna di stampa nell'abituale solitudine. Certo gli scandali sessual-sentimentali e l'incontinenza dei protagonisti sono pi&amp;ugrave; popolari, se non fanno piangere fanno ridere. &lt;br /&gt;Ci perdonerete se per oggi rinviamo la seconda puntata del complotto internazionale che vede Patrizia d'Addario alleata con la Spectre allo scopo di screditare un sant'uomo e lasciamo invece la parola a Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, che in una lunga intervista raccolta da Roberto Rossi difende la scelta del nucleare e conferma, argomentandolo, quel che abbiamo scritto nei giorni scorsi: dice Scajola, in sintonia coi vertici dell'Enel, che in effetti bisogna riformare il Titolo quinto della Costituzione, che la competenza in materia di energia deve essere dello Stato centrale perch&amp;eacute; Regioni e Comuni &amp;laquo;rallentano&amp;raquo; le decisioni. Dice che i siti delle nuove centrali non sono stati ancora individuati per&amp;ograve; certo qualche sopralluogo lo si &amp;egrave; fatto, d'altra parte perch&amp;eacute; negare ai tecnici il piacere di fare spontaneamente sopralluoghi. Poi parla di soldi, di convenienze e di posti di lavoro, argomento decisivo: il nucleare dar&amp;agrave; lavoro. La partita dunque &amp;egrave; questa: lavoro contro salute, agli italiani la scelta. Buona fortuna.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In tutte le citt&amp;agrave;&lt;/strong&gt; d'Italia i magistrati, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, hanno abbandonato le aule di giustizia tenendo in mano la Costituzione in segno di protesta contro il governo. Avrete visto le immagini in tv (poche), qui leggerete le cronache di Saverio Lodato e Claudia Fusani, un reportage di Giuseppe Vespo che, a Milano, ha passato un giorno in cancelleria tra stufe elettriche e faldoni accatastati, fili elettrici che pendono. L'ultimo concorso per cancellieri &amp;egrave; del '97. Gli organici sono ridotti alla met&amp;agrave; di quel che dovrebbero. Gli &amp;laquo;operatori della giustizia&amp;raquo; saranno in sciopero venerd&amp;igrave;. Chi di loro &amp;egrave; stato assunto negli anni Novanta per due milioni al mese guadagna dieci anni dopo 1300 euro. Chi dice di voler far funzionare meglio e &amp;laquo;pi&amp;ugrave; velocemente&amp;raquo; la giustizia dovrebbe fare una scappata qui. Certo, si tratta di entrare in procura. Per una volta, per&amp;ograve;, magari in incognito. Oggi la sesta puntata dell'inchiesta &amp;laquo;tutti i processi del presidente&amp;raquo;: racconta di Medusa e delle leggi tv.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Sat, 30 Jan 2010 21:04:31 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Il_lavoro_o_la_vita_958.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-30T21:04:31Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L'emiro e la Spectre</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//L_emiro_e_la_Spectre_956.shtml</link>
      <description>L'emiro del Qatar &amp;egrave; l'unico personaggio di potere che viene in mente leggendo le cronache da Berluscolandia, il paese dei divertimenti per persone attempate a cui nonostante il cranio tatuato di capelli marroni continuano a crescere le orecchie.&amp;nbsp;Dunque ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;L'emiro del Qatar &amp;egrave; l'unico personaggio di potere che viene in mente leggendo le cronache da Berluscolandia, il paese dei divertimenti per persone attempate a cui nonostante il cranio tatuato di capelli marroni continuano a crescere le orecchie.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dunque a Berluscolandia, dove le persone anziane si divertono anzich&amp;eacute; col biliardo coi fringe benefits, esistono oggetti che hanno l'aspetto degli antichi giornali e che proprio si comportano come fossero giornali - titoli, pezzi, foto - per&amp;ograve; invece no, invece per ordine del ministro al buonumore e del sottosegretario alla divagazione tengono alto il morale del paese raccontando storie della buonanotte veramente fantastiche. Fiabe un po' come di fantaerotismo. Solo che ogni tanto ci sono parole in inglese perch&amp;eacute; siamo nei tempi del futuro, infatti scrivono appunto &amp;quot;fringe benefits&amp;quot; che sarebbero puttane, cocaina e feste da sballo per diventare amici dei vicini e poi farsi dare appalti dalla Protezione civile, per guadagnarci altri soldi insomma da reinvestire in altre feste smeralde.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'erotismo &amp;egrave; sempre il tema perch&amp;eacute; le persone molto attempate con orecchie enormi abitate dal pensiero costante di scongiurare la vecchiaia e la morte sono solite affidarsi a medici che li aiutano da ogni punto di vista a recuperare l'et&amp;agrave; percepita a dispetto dell'anagrafe - 35 anni se ne hai 80, 20 se ne hai 106 - e da un &amp;quot;turn over&amp;quot; di &amp;quot;fringe benefits&amp;quot;, cio&amp;egrave; di ragazze. Si capisce che vorranno essere pagate, essendo al lavoro, oppure ricompensate con attivit&amp;agrave; commerciali, seggi, concessioni edilizie, comparsate a Sanremo. Alcune saranno anche diffidenti, magari il precedente cliente non &amp;egrave; stato ai patti, viaggiano con cellulari che registrano e fotografano. Poi ricattano? B&amp;egrave;, insomma, se non le paghi protestano. D'altra parte &amp;egrave; difficile immaginare che delle ragazze cos&amp;igrave; giovani, cos&amp;igrave; bionde, cosi sempre libere la sera lavorino gratis.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ora chiudete un momento gli occhi e pensate che una di loro sia un'agente dei servizi segreti. Una pedina di un complotto internazionale, difatti viaggia spesso in Qatar. Che le forze del male abbiamo attentato al signore di Berluscolandia servendosi di lei, munita di lingerie e registratore. Chi? L'emiro? Pu&amp;ograve; essere. In combutta con la sinistra pugliese? Qui gia le idee si confondono: bisognerebbe chiarire bene quale. Le conferme d'altra parte sono granitiche. Era un complotto. Attenzione signori, colpo di scena. Non non vi addormentate adesso: c'&amp;egrave; il seguito. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Giornalisti e politici coinvolti, mandanti morali e materiali della notte di sesso registrata. Il ricatto, il ricatto. Non reato, ricatto. Che &amp;egrave; peggio, no? Un politico nella condizione di essere ricattato non dovrebbe dimettersi? In altre epoche, in altri paesi, lo facevano per molto meno. Va bene, ha ragione il ministro: appena si tocca la realt&amp;agrave;, il racconto perde &amp;quot;appeal&amp;quot;. Annoia. Per stasera basta cos&amp;igrave;, buonanotte. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Domani a Berluscolandia si racconta della Spectre e di come il suo intervento sul luogo del delitto oscur&amp;ograve; il processo breve, di cui nessuno parl&amp;ograve; pi&amp;ugrave;. Non mancate. Sono storie avvincenti e non c'&amp;egrave; da aver paura: non c'&amp;egrave; niente, ma niente di vero.&lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Fri, 29 Jan 2010 21:30:08 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//L_emiro_e_la_Spectre_956.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-29T21:30:08Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Oggi, ieri e domani</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Oggi__ieri_e_domani_950.shtml</link>
      <description>Sulla crisi della Fiat Guglielmo Epifani chiede dalla colonne di questo giornale un &amp;quot;tavolo&amp;quot; non tecnico ma politico. Il segretario della Cgil pone una questione molto precisa: diteci qual &amp;egrave; il futuro dell'azienda, quali le strategie ...</description>
      <content:encoded>Sulla crisi della Fiat Guglielmo Epifani chiede dalla colonne di questo giornale un &amp;quot;tavolo&amp;quot; non tecnico ma politico. Il segretario della Cgil pone una questione molto precisa: diteci qual &amp;egrave; il futuro dell'azienda, quali le strategie di lungo periodo, quale la politica che il governo intende attuare. Su queste basi si potr&amp;agrave; poi ragionare anche di cassa integrazione, di stabilimenti che chiudono, di delocalizzazione. Avendo chiaro l'orizzonte, per&amp;ograve;. Non si pu&amp;ograve; sempre - non si pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; - navigare a vista. Tra le domande pi&amp;ugrave; semplici che ci sentiremmo di suggerire, a quel tavolo, ne scelgo una: la Fiat resta in Italia oppure no? In subordine: la famiglia Agnelli ha ancora qualche peso nel determinare i destini dell'azienda simbolo del paese e di decine di migliaia di lavoratori o piuttosto Marchionne - manager planetario - ha carta bianca e gioca la partita del profitto dove pi&amp;ugrave; conviene? Le due ipotesi potrebbero persino in qualche parte coincidere. Quello che resta ai margini &amp;egrave; l'interesse e il destino dei lavoratori affidato alla battaglia sindacale in assenza, come sottolinea Epifani, di una strategia di politica economico-industriale di governo. La Fiat certo fa il suo interesse: Marchionne dice che era tutto previsto, non sono arrivati gli incentivi dunque va cos&amp;igrave;, nessun ricatto. Vediamo meglio. Luned&amp;igrave; l'azienda distribuisce 210 milioni di euro di dividendo agli azionisti, due giorni dopo 30 mila lavoratori vanno in cassa integrazione. Forse si potrebbe immaginare di distribuire meglio il necessario sacrificio: tra chi ha molto e chi ha poco e non ha nulla, per dire, e pazienza se ormai persino il buon senso viene accantonato come demagogia. Qualche mese fa era stato assicurato che non si sarebbero chiusi gli stabilimenti italiani. Oggi &amp;egrave; sicura la chiusura di Termini Imerese, incerta la sorte di Pomigliano e poi c'&amp;egrave; l'Alfa di Arese. Domani non sappiamo, ogni giorno fa rimpiangere il precedente.&lt;p&gt;&lt;br /&gt;C'&amp;egrave; la Fiat, e c'&amp;egrave; il resto d'Italia. Rinaldo Gianola racconta una storia di cui si parla pochissimo: quella dell'Omsa di Faenza. &amp;laquo;Omsa, che gambe&amp;raquo;, ricordate le gemelle Kessler? Oggi la fabbrica di calze &amp;egrave; del gruppo Golden Lady, leader mondiale nel settore. Il gruppo va bene, fa profitti, ha la leadership del mercato, una propriet&amp;agrave; familiare solida. Per&amp;ograve; lo stabilimento di Faenza chiude. Non perch&amp;eacute; non funzioni: per spostare la produzione in Serbia dove gli operai costano meno. Qui, nella Romagna una volta modello e avamposto d'Italia, le operaie guadagnano 1000 euro al mese, le nuove 900. Gli operai serbi 300. Qualche tempo fa i serbi non hanno ricevuto il cedolino, il direttore dello stabilimento &amp;egrave; stato malmenato dai lavoratori inferociti. Persino con la delocalizzazione bisogna usare qualche cautela. Le dipendenti della Omsa (320 donne su 350) presidiano la fabbrica giorno e notte. Si stanno organizzando a turni per il mese di febbraio. Nel tempo che resta si riorganizzano la vita. Daniela Ghiselli, da 25 anni in fabbrica, separata, un figlio di 18, ha annunciato ai genitori il suo rientro nella casa dove &amp;egrave; stata bambina. &amp;laquo;Torno dai miei. Sono gli unici che possono aiutarmi. Gli unici su cui posso contare&amp;raquo;. Lo stato sociale sono, a cinquant'anni, mamma e pap&amp;agrave;. &lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Thu, 28 Jan 2010 21:08:40 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Oggi__ieri_e_domani_950.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-28T21:08:40Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Capitali e bancomat</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Capitali_e_bancomat_949.shtml</link>
      <description>Mi ricordo le interrogazioni sulle &amp;laquo;cartine mute&amp;raquo;, quelle senza i nomi delle capitali. Si ascoltavano risposte destinate a restare leggendarie: Beirut, che si chiamava Francesco, rimase Beirut per anni dopo aver alzato la mano, volontario, ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Mi ricordo le interrogazioni sulle &amp;laquo;cartine mute&amp;raquo;, quelle senza i nomi delle capitali. Si ascoltavano risposte destinate a restare leggendarie: Beirut, che si chiamava Francesco, rimase Beirut per anni dopo aver alzato la mano, volontario, per rispondere con dovizia di dettagli che era la citt&amp;agrave; santa del popolo etiope. Mi ricordo una favolosa interrogazione sui &amp;laquo;confini attuali dell'odierna Mesopotamia&amp;raquo; in cui il compagno cercava di sostenere, con una certa disperata efficacia retorica, che non esistendo attualmente la Mesopotamia in quanto Stato non si poteva assolutamente sostenere che ne esistessero i confini dunque contestava in nuce il senso della domanda. Oltre che essere dannosissima e stupida, l'abolizione della materia &amp;laquo;geografia&amp;raquo;, &amp;egrave; un torto immenso che si fa alla futura memoria collettiva di generazioni di studenti. Generava aneddoti meravigliosi. Le gare di capitali sono state spesso, inoltre, un'efficace alternativa ad altre forme di esibizione muscolare. I pi&amp;ugrave; bravi giocavano anche a Risiko, per&amp;ograve; di pomeriggio. La distruzione sistematica della scuola da parte di chi non sa o non capisce le conseguenze di quel che sta facendo &amp;egrave; una delle tragedie a cui assistiamo protestando impotenti. Oggi, con un passaggio formale, si compie l'ultimo atto. La scomparsa della geografia &amp;egrave; solo un dettaglio che immalinconisce. Poca cosa, nel quadro generale. Ci vorranno vent'anni per recuperare il disastro, se basteranno. Consola sapere che almeno qui non interverr&amp;agrave; Bertolaso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Parlamo ancora di Risiko, e di politica. Sarebbe inclemente ricordare oggi qui gli illustri commentatori che alla vigilia delle primarie in Puglia invocavano la sapienza strategica delle visioni politiche di lungo momento come argomento contro chi, come noi, chiedeva semplicemente di gettare un occhio e prestare orecchio a quel che accade l&amp;agrave; fuori, per strada. Una studentessa barese di 24 anni, Annamaria, ci ha scritto (una lettera di carta, niente paura, non &amp;egrave; il popolo del web dai pensatori detestato) che la sinistra &amp;laquo;sta approfittando dell'ammirevole pazienza del suo elettorato&amp;raquo;. A volte basta poco. Smettere i panni da stratega e andare a fare la spesa al mercato. Ascoltare, provare a capire e non abusare della pazienza di chi si chiama a votare. Ascoltare di pi&amp;ugrave; e parlare di meno, come appunto si insegnava a scuola.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C'&amp;egrave; poi un nuovo capitolo giudiziario della vicenda del sindaco di Bologna Delbono. Il cosiddetto Cinzia-gate appassiona enormemente le cronache come ogni scandalo sessual-sentimentale, in testa quelli che non generano dimissioni dei protagonisti ma sempre nuove candidature in politica delle loro favorite. Bene l'orgoglio della differenza. Bene le dimissioni subito. Proviamo poi a chiarire bene, ai futuri candidati, quel che a ciascuno di noi appare un concetto semplice, non una cosa da Risiko. La differenza fra i bancomat personali e quelli in dotazione per lavoro. La distinzione fra bene privato e bene pubblico: in senso economico, politico e se necessario anche sentimentale. Conti separati, per favore. Non &amp;egrave; cos&amp;igrave; difficile, basta non imitare chi usa i voli di stato per le sue ballerine. Si pu&amp;ograve; vincere lo stesso. Anzi: magari &amp;egrave; cos&amp;igrave; che si vince.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Wed, 27 Jan 2010 21:15:49 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Capitali_e_bancomat_949.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-27T21:15:49Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>A che prezzo</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//A_che_prezzo_931.shtml</link>
      <description>Avrei voluto dedicare il filo rosso ai cannoli amari di Tot&amp;ograve; Cuffaro &amp;laquo;'u vasa vasa&amp;raquo;, l'ex governatore di Sicilia che all'epoca del suo regno ha distribuito baci a profusione e sempre a proposito, evidentemente: la condanna in appello ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Avrei voluto dedicare il filo rosso ai cannoli amari di Tot&amp;ograve; Cuffaro &amp;laquo;'u vasa vasa&amp;raquo;, l'ex governatore di Sicilia che all'epoca del suo regno ha distribuito baci a profusione e sempre a proposito, evidentemente: la condanna in appello &amp;egrave; a 7 anni, il reato favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Avrei scritto di quali e quanti siano i segnali di una nuova primavera della Mafia politica: i veri poteri forti sono poteri criminali. Restiamo in attesa della sentenza Dell'Utri. Torna in mente Pasolini: &amp;laquo;Io so&amp;raquo;, lo ricordate? Avrei detto infine, a proposito di alleanze, che l'esigenza di stringere accordi per vincere questa destra si scontra sovente, nelle citt&amp;agrave;, con lo scetticismo dei cittadini che conoscono la storia dei politici locali e che reclamano onest&amp;agrave;. Che fanno insomma della questione morale la prima delle questioni: noi con loro. Gli elettori di sinistra pretendono che chi li rappresenta non faccia i suoi affari. Non esiste un cittadino onesto che possa trovare utile accordarsi con&amp;nbsp;un condannato per mafia, per fare un esempio. Le responsabilit&amp;agrave; penali sono certo individuali. Cuffaro si &amp;egrave; dimesso dagli incarichi di partito e tuttavia la sua storia, al suo partito, un problema lo pone e non solo in Sicilia. Bisogner&amp;agrave; affrontarlo, bonificare. In nessun caso, in nessun luogo il prezzo del successo elettorale pu&amp;ograve; essere un compromesso di cui avere vergogna.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Ne riparleremo. Oggi voglio invece dirvi di noi. Spiegare come abbiamo deciso di affrontare l'inevitabile aumento di venti centesimi, da domani, del giornale in edicola: lo avete visto, molti quotidiani sono gi&amp;agrave; passati a 1.20, alcuni a 1.50. Noi abbiamo rinviato a lungo perch&amp;eacute; venti centesimi sono un sacrificio. Cos&amp;igrave; abbiamo preparato una campagna abbonamenti con prezzi ridotti fino all'80 per cento. 200 euro e non 430 l'abbonamento al giornale di carta, gratis in questo caso anche la versione on line e su telefono mobile. 100 euro il solo abbonamento on line, con la versione di carta da &amp;quot;sfogliare&amp;quot;. Sono cifre senza concorrenza: vorremmo che i lettori fedeli diventassero ogni giorno di pi&amp;ugrave; una comunit&amp;agrave;, il milione e mezzo di visitatori web il popolo di una piazza accomunata da valori e speranze. Questo giornale, nell'anno che si &amp;egrave; concluso, ha ottenuto risultati molto buoni. Le vendite sono aumentate quasi del 10 per cento mentre gli altri giornali perdevano copie, i contatti on line sono quintuplicati. L'et&amp;agrave; dei lettori si &amp;egrave; abbassata, molte le donne. Tuttavia alle difficolt&amp;agrave; economiche comuni si aggiungono nel nostro caso alcune specifiche: i molti milioni di euro che Silvio Berlusconi e la sua famiglia, i suoi sodali in politica pretendono da noi per aver pubblicato notizie sul loro conto, per esempio. Notizie che difficilmente troverete altrove. L'incertezza sui contributi all'editoria, che in forma di finanziamento pubblico o di rimborsi postali sostengono l'intero settore, e che oggi sono in forse. L'Unit&amp;agrave; risponde con progetti. Abbiamo messo in rete il nostro archivio fotografico: un patrimonio storico enorme. Dall'archivio testi prepariamo gli Album, domani il secondo su Caproni. Alle inchieste (oggi &amp;laquo;Processo breve, memoria lunga&amp;raquo;) si aggiungeranno pagine su ambiente, lavoro, scuola. Andiamo avanti insieme. Non sono tempi facili da nessun punto di vista. Lavoriamo e passer&amp;agrave;. &lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Sat, 23 Jan 2010 20:51:11 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//A_che_prezzo_931.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-23T20:51:11Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Per finire casti amanti</title>
      <link>http://concita.blog.unita.it//Per_finire_casti_amanti_927.shtml</link>
      <description>Dunque dovremo aggiungere in corsa un'altra puntata alle quattordici preparate da Claudia Fusani e Luigi De Magistris sui 24 procedimenti giudiziari che hanno visto protagonista nell'arco di 16 anni l'attuale presidente del Consiglio, con la conseguenza ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Dunque dovremo aggiungere in corsa un'altra puntata alle quattordici preparate da Claudia Fusani e Luigi De Magistris sui 24 procedimenti giudiziari che hanno visto protagonista nell'arco di 16 anni l'attuale presidente del Consiglio, con la conseguenza di 20 leggi su misura che hanno cambiato i connotati al sistema di regole comuni. Bisogner&amp;agrave; tornare a raccontare daccapo la storia di diritti tv e di fondi neri che vede indagati Silvio e Pier Silvio Berlusconi, di padre in figlio, per i reati rispettivamente di appropriazione indebita e frode fiscale. Se anche volessimo darci un giorno di respiro e non parlare di processi c'&amp;egrave; la cronaca a dettare l'agenda: si &amp;egrave; chiusa ieri l'indagine Mediatrade-Rti, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio e all'avvio di un nuovo processo. I fatti accadono, i fatti sono questi. L'asfissia collettiva che provoca al paese la personale vicenda politico-giudiziaria di Silvio Berlusconi si risolverebbe facilmente se solo venisse meno l'oggetto dell'ossessione: siamo paralizzati dall'esigenza di garantire ad un uomo l'impunit&amp;agrave; quando basterebbe che il medesimo uomo, non pi&amp;ugrave; una promessa politica ma una certezza consumata, rinunciasse allo scudo che gli garantisce la carica pubblica (e a tutti gli scudi su misura che si fabbrica in assenza di garanzie) e affrontasse la sua storia. Bisognerebbe che gli italiani lo pretendessero. Se non per un giusto principio almeno per le lacrime dell'uomo che vedete in copertina, uno fra le moltissime migliaia di italiani che resteranno senza giustizia: anche il processo di Viareggio, con grande probabilit&amp;agrave;, con le nuove norme non avr&amp;agrave; il tempo per compiersi. Perch&amp;eacute;, come spiega un importante esponente del sistema giudiziario che esordisce oggi sull'Unit&amp;agrave; con lo pseudonimo di Sir Orwell (troppo pericoloso, di questi tempi, usare il proprio nome in dissenso: si rischia di perdere il lavoro, di essere travolti da falsi dossier, di mettere a repentaglio la famiglia) l'unico modo per accorciare i tempi del processo - obiettivo che tutti desideriamo - sarebbe quello di abbreviare i tempi delle fasi intermedie del procedimento le quali invece vengono subdolamente allungate. Ne consegue che ci vuole pi&amp;ugrave; tempo di prima per arrivare a giudizio, dunque mettere un limite di tempo significa non far arrivare i procedimenti a termine. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi la discussione parlamentare sulla legge truffa &amp;egrave; rinviata a dopo il voto, con il consenso di Fini. Il nodo dunque adesso sono le elezioni regionali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Della vicenda pugliese parla oggi in un'intervista Massimo D'Alema: Vendola &amp;laquo;ha pensato di risolvere i problemi politici mettendo i partiti con le spalle al muro puntando sul suo carisma personale. &amp;Egrave; stata una forzatura populista&amp;raquo;. Parla di acquedotto pugliese e di centrali nucleari, di conseguenze di una eventuale sconfitta. Nel Lazio Renata Polverini presenta la sua alleanza con Storace, Emma Bonino debutta nelle piazze. Occhiuto, candidato calabrese di un giorno, ci dice come &amp;egrave; nata e come &amp;egrave; tramontata l'ipotesi di fare di lui il perno di un'alleanza Pd-Udc. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Claudio Fava torna sul prefetto di Milano: non c'&amp;egrave; mafia in Lombardia. Ad avere ancora un po' di indignazione d'avanzo leggete come si sia abbattuta la nuovissima pensilina di Pompei sull'affresco dei &amp;quot;Casti Amanti&amp;quot;. Alla guida dei lavori la protezione civile. La vicenda &amp;egrave; stata tenuta segreta, nessuna notizia. &lt;/p&gt;</content:encoded>
      <category />
      <category />
      <pubDate>Fri, 22 Jan 2010 21:31:11 GMT</pubDate>
      <guid>http://concita.blog.unita.it//Per_finire_casti_amanti_927.shtml</guid>
      <dc:creator>Concita De Gregorio</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-22T21:31:11Z</dc:date>
    </item>
  </channel>
</rss>

