

Sì c'ero a Genova quella notte. Ero in piazza alimonda quando uccisero Carlo Giuliani ed ero fuori dalla scuola Diaz prima ancora che le forze di polizia facessero irruzione: mi avevano avvertita chiamandomi sul cellulare che qualcosa di strano stava succedendo in strada. Camionette, elicotteri. Così ero lì quando entrarono ed ero ancora lì quando uscirono, tutti, in barella. Poi finalmente ci lasciarono entrare, e quello che leggete qui sotto è l'articolo che scrissi quel giorno sulla prima pagina di repubblica, dove lavoravo allora. Nella foto c'è il cartello che qualcuno attaccò dentro la scuola l'indomani mattina. Non lavate il sangue. Una frase così semplice e definitiva, un invito e un monito così forti che poi due mesi dopo, quando uscì a fine agosto il diario che consegnai a Laterza sui giorni di Genova, chiesi che il titolo del mio libro fosse quello: "Non lavate questo sangue". lo dico in risposta al lettore che chiede lei c'era? Sì, c'ero. Ho testimoniato chiamata dagli avvocati dell'accusa al processo che si è appena concluso. C'ero, ho testimoniato e non dimentico.
Perché tutto questo?
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 23-07-01
GENOVA - Sangue vivo, scivoloso e lucido come sciroppo di lampone. Bibbia, rotolo di carta igienica, sangue. Scatola di metallo piena di preservativi, diario con numero di telefono di Micha: 2152635. Don Quixote senza copertina, sangue. Assorbenti, barattolo di olive, sveglia da viaggio, sangue. Passaporto strappato, polacco. Portamonete di similpelle nero, vuoto, con indirizzo: Nancy e Darryl Beal, 1051224 W 10th Ave. Vancouver, Canada. Avvertite i genitori. "Never seen anything like this", sta immobile Richard, che ha 24 anni e viene dai sobborghi di Londra. Mai visto prima, non in Europa, non da 50 anni in qua. pERCIò Ci resterete male, e forse non ci crederete. Ma se foste entrati nella bella scuola Armando Diaz alle due e mezza del mattino, quando dopo la devastazione non era ancora passato nessuno, avreste visto questo. Due ragazze abbracciate in un angolo, sole nell' edificio vuoto. Una minuta, due code di capelli ai lati della testa, forse vent' anni, forse americana, scossa da singhiozzi convulsi, incapace di piangere. L' altra che le dice «Why?», lei che non risponde. Una palestra invasa di zaini rovesciati, occhiali calpestati e rotti, macchine fotografiche divelte, rullini strappati, mutande, meloni, fumetti, scarpe da tennis, scatole di tonno. Sacchi a pelo ancora tiepidi nei corridoi, e qui le prime macchie di sangue. Denso, scuro. Portano di sopra. Su per le scale. All' angolo la prima strisciata rossa, come di uno che ci abbia sbattuto la testa, e sia scivolato a terra. Primo piano, pozzanghere rosse. Davanti alla 2a B due libri in una pozza ancora viva: Minuet for guitar, Vladimir Zupan, Miracle of the rose, Jean Genet. Il sangue arriva in bagno, nel lavandino c' è un crocifisso staccato dal muro e sporco di rosso. C' è sangue nel wc, sui libretti delle giustificazioni, sui registri accatastati in un angolo, ci sono schizzi sull' elegante insegna della porta, "Il dirigente scolastico, Carla Angela Castelli", in lezioso corsivo. Sporca, anche quella, perché il sangue è dappertutto, ma più di tutto è negli angoli e sui muri: il sangue di chi scappa. Una scia, questa davvero da film dell' orrore, porta al sottosuolo: in fondo alle scale una porta coi maniglioni a spinta, di quelli "antipanico". Deve aver conosciuto il panico quello che ha cercato di uscire, la porta era bloccata con un lucchetto da fuori, ha divelto il maniglione, lo ha strappato dalla porta. Niente, chiusa. E allora le gocce del suo sangue lì per terra, e su su ad ogni gradino, a risalire le scale. Ne hanno portati via 93, dalla scuola graziosamente offerta dal comune di Genova per ospitare i ragazzi del Social forum. Li hanno portati via uno dopo l' altro in barella, in mezzo a un corridoio di polizia e carabineri a volto coperto, fazzoletti sul naso, caschi e scudi. Nel palazzo di fronte centinaia di ragazzi affacciati alla finestra urlavano: assassini, fascisti. Un elicottero bassissimo sul tetto, come volesse atterrare senza farlo. Un budello di strada, notte fonda, fari dei mezzi blindati, migliaia di uomini in divisa. Hanno picchiato, gettato a terra e strappato la camicia ai deputati e senatori che volevano entrare: Ramon Mantovani, faccia al muro e camicia strappata, Gigi Malabarba, colpi di scudi sulla schiena. «Sono un senatore della Repubblica, voglio solo parlare», diceva. I militari di leva, ventenni, lo hanno colpito. C' erano Graziella Mascia, Loredana De Petris, Luisa Morgantini, tutti parlamentari eletti. Fuori. Non hanno fatto passare gli avvocati che esibivano il tesserino né i giornalisti di tutto il mondo, mentre dallo scheletro buio della scuola si sentivano urla di ragazzi, urla fortissime, in specie invocazioni di donna. Si vedevano vetri schizzare da dentro a fuori, si sentivano colpi. C' erano decine e decine di poliziotti, dentro, e due dirigenti fuori con la ricetrasmittente. «Roberto, porta i parlamentari lontano da qui», ha detto quello alto vestito di blu con i capelli neri e la barba, elegante. Poi hanno cominciato ad uscire le barelle. La prima è stata una ragazza con la testa spaccata, probabilmente svenuta, stretta da due cinghie arancioni. Ha lasciato sulla strada una scia di sangue di molti metri, fino all' ambulanza. «Assassini», gridavano in tutte le lingue i ragazzi affacciati al palazzo di fronte: il media centre, il centro di comunicazione del Gsf diretto da Agnoletto. Anche Agnoletto è rimasto fuori, mentre sfilavano le barelle. Almeno trenta ne sono passate. Qualcuno era coperto da teli bianchi, e non si è visto in faccia. Quando quattro poliziotti sono usciti con un enorme pesante sacco nero si è sentito urlare: «C' è un morto». «Dormivamo», racconta Michael Gieser, l' unico dei tre superstiti nel palazzo in grado di parlare. Ha 30 anni, lavora in una associazione non governativa del Lussemburgo, fa «educazione alla non violenza» a Bruxelles. «Era mezzanotte e dormivamo nei sacchi a pelo. Hanno colpito la porta gridando: polizia. D' istinto chi si è alzato è scappato di sopra. E' stato un errore, certo, ma stavamo tutti dormendo. Ci hanno fatti stendere pancia a terra, hanno rovesciato tutto, spaccato ogni cosa, strappato documenti. Ci insultavano e picchiavano coi manganelli la gente distesa, urlando. Ho visto ragazzine svenire. Uno diceva: attenti che non muoiano. Io sono scappato quando hanno aperto per far uscire il primo massacrato. Era ancora dentro il sacco a pelo. Penso ai più giovani, che sono rimasti lì insanguinati, per ore, terrorizzati e soli. Vorrei anche ringraziare il vostro paese per la splendida ospitalità». Parla francese. La «perquisizione» è durata due ore. Una ventina di ragazzi sono stati portati via col cellulare, mani sulla testa. Polizia e carabinieri se ne sono andati indietreggiando in assetto da guerra, formazione testuggine. Per terra hanno lasciato soldi, preservativi assorbenti e passaporti strappati. Sangue, più di ogni altra cosa. Di tutte le domande che si potrebbero fare adesso una ragazzina con gli occhialetti tondi prende un portafogli da terra, si guarda intorno nel vuoto e sceglie questa: «Come faranno, senza documenti, a tornare a casa?». Sono le tre di notte del 22 luglio, il G8 è finito.
Genova crocevia designato , porto internazionale , per gli uni ,gli altri , gli uguali e i non , quelli che nel mondo contano, a Genova ci sono.questo processo è cominciato nel 2001 , in quelle strade ,in quei saloni, ed oggi continua con una tappa processuale che solo apparentemente è meno decisiva, rispetto ai fuochi di inizio millennio; anche se i firmatari di queste sentenze oggi sono solo piccoli funzionari di contrada , che verranno delegittimati quanto prima ,rimane la firma di una scelta fatta sette anni fa , e l'incapacità tutta italiana di ammettere ,senza pretesti di qualsiasi genere ,un proprio errore , e di porre una firma diversa a dichiarare un proprio sbaglio;tra i fuochi e le danze del 2001 , il nostro 'Gran Paese' faceva gli onori di casa , mostrava i muscoli , la determinazione , non mostrava indugi ed assicurava fedeltà agli accordi che il mondo avrebbe deciso di prendere , altri mostravono la propria intelligenza , altri mostravano il proprio opportunismo nel battere nella spalla di questo nuovo (e solito) ardito; un inorgoglimento di questa strana e orami assodata italianità , che ha fatto rimanere ben più di qualcuno esterefatto , nel veder presentato fieramente il sacrificio della propria gente durante le decisioni che includevano la spartizioni di oneri e onori; alla fine dei tre giorni si sanciva , l'ingresso del 'Gran Paese' e della sua scelleraggine , altri erano i modi con cui il paese avrebbe potuto partecipare , ma ognuno nel piatto mette ciò che ha , e qualcuno ha deciso di mettere la propria mano ardita e scellerata (sono proprio tutte le prospettive possibili e possibilistiche , e perfino attraverso negativi che rendono opachi i superflui, che mostrano quello italiano un alleato di poco conto);questo è uno di quei processi , dove il tempo fa la sua parte , ed i tempi giusti, questa volta ,vengono a sostegno , a chi chiede conto solo della propria vita; in sette anni di passaggio , le guerre non solo hanno sbugiardato malamente l'interventismo avventistico , ma hanno portato come risultato una strada inpercorribile con la necessità di avere un diverso sguardo; un cambiamento , che l'America ha accettato in maniera pragmatica (come unica soluzione dettata dalla conseguenza degli eventi); mentre in Italia si vive ancora il dramma dell'immobilismo , non abbiamo ancora cambiato sguardo; davanti a noi non vi è più nessuno , e c'e' chi confonde , sostiene di essere il primo tra i primi , e di vedere l'orrizzonte; ma oltre all'immobilismo il dramma si accentua nel non vedere che gli altri sono tutti dietro di noi , hanno preso direzioni opposte che si intersecano e che si allontano sempre di più; la tragedia , che per un passante disinteressato può apparire assai comica , è ritrovarsi soli , in ginocchio e piangenti , con la mano scellerata che stavolta cingerà il proprio collo; l'altra tragedia si verificherà dopo, che si è trovati la forza per voltarsi (il tanto auspicato progressismo) , e in quel momento potremo vedere gli altri , distanti perchè maturi (quando noi abbiamo impiegato gli ultimi quindici anni per fare cucu , o bausettete ai nostri vicini); [occorre poi necessariamente salvare il passato , smettetela di pensare che vada nascosto , trasformato , accoppato , mascherato ,perchè lo porteremo dentro di noi , e rischieremo di camminare con un morto nel ventre , o con un ambiguità assai sconveniente].la svolta è quella di abbattare la linea nera , dalla testa alla mano; tagliare le unghie alla linea; mandare gli agenti accusati , a ciondolare nei corridoi delle questure ,fargli fare le passeggiate nei giardinetti non servirà a nascondere nulla; è la linea che deve essere mandata ai giardinetti , mandare Scajola a dirigere un ente inutile , e a tutti quei funzionari dargli un premio di prepensionamento; serve poi chiedere ufficialmente perdono; accordarsi con la municipalità per di Genova per costruire quattro opere che saranno dirette da quelle asscociazioni che erano in strada in quei giorni e saranno partecipi le vittime della macelleria; sono poi altri i pensieri ,che mi appartengono e rimangono presenti molto più di tutti questi , verso i cinquanta anni di uno stato che li ha passati a viaggiare per le strade del paese ,a fari spenti; e ne sono passati almeno venti per chi ha deciso di puntare il faro verso lo stato pagando con la reclusione a vita; esiste un debito di sangue ed esite una macchia , ed è questo il nostro passato;
Carissima Concita,
questo articolo avrei preferito rinuoverlo ma lo ricordo come fosse ieri, io non ero lettore di Repubblica ma quel giorno lessi proprio il suo, come fosse ieri...
Una sola parola a carico delle nostre istituzioni dopo la sentenza di pochi giorni fa...
VERGOGNA!!!
Alessandro
Invece, non c'ero alla Diaz, né dentro né fuori. però ero al tribunale di Genova alla lettura della sentenza. poco bello, poco bello... fausto
Se era li cara direttrice, ha visto e vissuto la notte della democrazia, dovrà allora fare in modo di pubblicare quotidianamente, magari in un angolino della prima pagina dell'Unità , giornale fondato da Gramsci (anch'esso vittima della stoltezza umana), un'immagine che porti il lettore a non dimenticare più quel G8 di Genova, capiremo che non saranno solo frasi del momento (giornalisticamente parlando).
Ero li - tanti come noi erano li...e come potremmo mai dimenticare. Resta il fatto che non staremo ora a spennellare melassa. C'è il serio rischio che altri fatti come quelli possano accadere in questo paese e dobbiamo dunque evitarlo.
Dobbiamo ricostruire un complesso di sinergie umane, un'alternanza, una differente offerta politica e sociale credibile.
Saluti
Amerigo Rutigliano
UDSE Officina Sociale
direttore degregorio
in merito all'attacco che il ministro la russa ha rivolto nei confronti della sua persona su sky qualche giorno fa (se non mi sbaglio ha definito lei ignorante invitandola a tapparsi la bocca con un turacciolo) ha pensato di presentare una querela?
io presso la procura della repubblica di siracusa ne ho presentata una.
invito tutti a presentarne una pressa la procura della repubblica della propria citta'
direttore perche' non risponde personalmente a quanto affermato dal sottoscritto in questo messaggio? firmato miki120373
Purtroppo la storia ci insegna che il G8, come Piazza Fontana, come l'Italicus, come Piazza della Loggia, come la Stazione di Bologna, come Ustica...
sono ben lungi dall'essere finiti e rimangono come piaghe aperte che nessuno vuole veramente curare...
La storia... che nessuno vuole mai imparare...
Paolo
fa bene direttore a ricordare carlo giuliani anche visto la scandalosa sentenza di pochi giorni fa da parte del tribunale di genova.
carlo vive ancora!
firmato miki120373
Avrei preferito non leggere tale documento a questa ora del mattino.
Non posso cominciare la giornata con una così deprimente sensazione d'impotenza.
Come allora mi prende la rabbia, sorda, inespressa e devastante per il mio animo.
Come allora penso di avere poco tempo e capacità per cercare di cambiare la mia piccola parte di storia.
Come allora piango.
Fabio
Ho letto questa tua testimonianza con le labbra serrate,d'un fiato.Respiro sospeso.
L'avevo sicuramente già letta allora,l'avevo dimenticata.
Grazie per averla riproposta,spero di non dimenticare stavolta.
Ciao